SOMMARIO: "LA NUOVA PERCEZIONE (SESTO SENSO) OLTRE LA COMUNICAZIONE"
"E infine il Pensiero cessa di pensarsi per più solo sentirsi"
(Silvia Montefoschi, biologa , medico e psicoanalista)
Silvia Montefoschi che dopo Freud e Jung porta al capolinea non solo la storia della psicoanalisi quale ultima filosofia o megasintesi (la seconda dopo la megasintesi hegeliana parziale perchè ignorava la dialettica della natura cioè Darwin e Lamark) dell'intera storia della filosofia ma porta a compimento l'intera storia della medicina in quanto la storia del lavoro prima si manifesta come storia della tecnica (la funzione riflessiva rivolta al mondo esterno) e poi lentamente come storia della medicina (la funzione riflessiva comincia a rivolgersi sempre più dapprima anche verso il mondo cosiddetto interno e poi solo verso il mondo interno).
Così la storia del lavoro infine coincide nella sua essenza con la storia della medicina.
"Prendersi cura dell'Essere" (Martin Heidegger)
"E un giorno la terra diverrà luogo di guarigione" (Friedrih Nietzsche)
In definitiva un essere umano che non sia anche un guaritore non è degno del nome di essere umano ma attenzione a un possibile e madornale equivoco: non è che si deve curare tizio caio o sempronio (per quello c'è appositamente la scienza veterinaria) ma è l'Essere che si deve curare da quella malattia terminale che è il nichilismo.
Commentario
"[...] questa visione resta per lui un fatto solo soggettivo. Sicchè [proprio perchè solo soggettivo] egli deve comunicarla [...]"
(Silvia Montefoschi)
"Sicchè egli deve comunicarla all'altro soggetto umano, percepito necessariamente come altro da lui, stante che l'identità di ciascuno è ancora riferita alla individualità della forma corporea, come se dovesse trasmettere all'altro una conoscenza soltanto personale, [...]"
(Silvia Montefoschi)
Queste le tappe del processo evolutivo universale che si svolge sia a livello noumenico primariamente che fenomenico secondariamente, il che significa che i veri eventi storici si svolgono dapprima al livello energetico e di pensiero nel noumenico e solo secondariamente si manifestano anche nel fenomenico.
Per fare un esempio: il Pensiero Uno quale potenzialmente Unico Individuo (duale) concepisce l'idea del sistema conoscitivo atomico e immediatamente l'idea dell'atomo una volta concepita solo a livello del noumenico si manifesta anche concretamente cioè come oggetto concreto nel fenomenico cioè l'idea che era da presso il Pensante si autonomizza proprio come una sorta di "complesso autonomo" e si massifica e poi si materializza come oggetto concreto del soggetto unico duale (Dio il Pensiero Vivente o Unico Individuo che ancora non sà pienamente di sè e che quindi è inconscio poichè si vede ancora come soggetto singolare e non ancora come soggetto duale quindi pensa ma non può vedersi come pensante e in questo senso si dice che "nessuno ha mai visto Dio" e questo perchè Dio si può vedere solo in un'altro Dio. Ossia Dio il Pensante unico si manifesta nei suoi pensati, le tante forme del pensiero, ma non può vedersi cioè percepirsi in quanto Dio cioè in quanto pensante che in un altro pensante ossia in un altro soggetto e non certamente in un oggetto perchè solo il soggetto è della sua stessa sostanza divina e non l'oggetto ma l'oggetto in verità è l'aspetto femminile ombroso di Dio ma Dio, in quanto soggetto ancora singolare ancora non lo sa perchè si riconosce solo nel suo aspetto luminoso.
Poi però nacque la psicoanalisi, la scienza suprema del fatto relazionale, la più grande rivoluzione teologica mai accaduta e nacque il nuovo soggetto duale, il vero Dio.
evento Big Bang
reazione termonucleare
sintesi molecolare
sessualità
comunicazione
nuova percezione (il nuovo sesto senso del pensiero che percepisce il pensiero come realtà concreta e vivente)
"In principio era il Logos
e questo Logos che era in principio
in principio non si era ancora autonomizzato dal Dio
come una sorta di complesso autonomo: pseudologos
ma in principio il Logos che era in principio stava ancora PRESSO il Dio
ovvero il DIO DEL TUTTO
in quanto era ancora il PRINCIPIO DIALOGICO
e non era ancora divenuto il PRINCIPIO DI OPPOSIZIONE
ovvero IL DIO DEL SOLO MONDO"
(Commentario di Andrea Morelli all'INNO AL LOGOS scritto da Giovanni Evangelista in co-riflessione con le sette comunità giovannee dell'Asia Minore)
UNA DISCRIMINANTE TRA RIVOLUZIONARI E CONTRORIVOLUZIONARI: OGGI IL NUCLEO DELLA TEORIA DELLA RIVOLUZIONE E' SOLO LA VITA ETERNA
Noi rivoluzionari dovremmo frequentare solo persone che credono nella vita eterna perchè chi non crede nella vita eterna anche se non soggettivamente comunque oggettivamente non può che essere un controrivoluzionario.
Ma come si fa a sapere se qualcuno crede nella vita eterna?
Da che cosa lo si capisce?
Dal fatto che va in chiesa?
La cosa è molto complicata perchè ci sono persone che credono in Dio e nella chiesa ma non credono alla vita eterna mentre ci sono atei e magari anticlericali che addirittura esplicitamente dicono di non credere alla vita eterna eppure si capisce che invece magari inconsciamente ci credono.
TM non ha mai creduto all'esistenza reale del "tempo"
ma riteneva che il tempo fosse solo una illusione
IL NICHILISMO MALATTIA DEL PENSIERO VIVENTE
La mia amica TM alla vita eterna ci ha creduto solo fino a 22 anni e poi gli ultimi due anni a parole diceva di crederci ma non ci credeva, però nel suo caso era perchè sentiva una voce (da dove provenisse quella voce a distanza di 120 anni è ancora un mistero) che gli diceva:
"Ma brutta scema perchè non pensi a goderti la vita fino a che sei giovane?! Ti credi di essere più furba degli altri e di meritarti così infine il paradiso?! Ma quando mai! Ma povera illusa! Morirai, andrai sotto terra e avrai solo dimostrato agli altri e a te stessa di come si fa a rovinarsi la vita."
Teresina oltre a queste voci aveva dolori fisici sempre più forti a causa dell'avanzata inarrestabile della tubercolosi che le consumava i polmoni, quindi doveva combattere in una lotta impari e senza tregua su due fronti simultaneamente:
1. sul piano spirituale contro la tentazione nichilistica ateo-materialistica
2. e sul piano corporeo contro il dolore fisico
3. e come se non bastasse quelle bastarde delle altre 25 monache del suo monastero di Lisieux per aiutarla le dicevano "non ci pensi non ci pensi che è peccato!" aggravando così la sua situazione invece di consolarla. Ma brutte merde che non siete altro!
Ho scritto "bastarde" ma è perchè sono troppo partigiano perchè la verità era che erano solo delle povere ignoranti che non potevano aiutarla perchè il sapere teologico in loro possesso non poteva dargli quegli strumenti atti ad aiutarla o comunque ad alleggerire le sue pene in quei 18 mesi del suo calvario ( altro che i soli tre giorni del rabbino eterodosso di Nazareth) e invece poi ho saputo del coraggio indomito di alcune di queste monache dopo il bombardamento anglo americano del 1944 a seguito del loro sbarco in Normandia per muovere l'attacco finale al Terzo Reich e così ho cambiato idea su di loro: non più bastarde ma solo ignoranti in teologia.
L'unica che avrebbe potuto aiutarla era Claire Bertrand la fondatrice del monastero nel 1838 venuta dalla lontana città di Poitiers ancora giovanissima con alter su e amiche per porre la prima pietra di questo "deserto tutto femminile" per dedicarsi H24 all'adorazione del DIO-MASCHIO. Non che avesse fatto alti studi in teologia ma lei conosceva dal di dentro di sè la "teologia del shalom" come chiamo io più sinteticamente il suo pensiero teologico prodotto dalla sua reale e concreta esperienza di vita e non alle dotte università vaticane.
Onore a te Claire Bertarnd quindi, ma era morta vecchissima già novantenne ai primi del 1890 e le altre monache in teologia erano un branco di somare.
Avrei dovuto esserci io in quella primavera del 1896 ma io ho conosciuto Thérèse Martin per uno starno gioco del destino solo nella primavera del 1968 e comunque anche nel 1968 non avevo quegli strumenti teorici che solo imbarcandomi sulla via della conoscenza psicoanalitica per un'altro strano gioco del destino. GiovanniSilvia mi hanno dato ma me li hanno dati questi strumenti proprio come Socrate con i suoi allievi praticando il metodo maieutico in quanto erano già presenti ma sepolti ancora nel mio inconscio che non è mio ma è l'inconscio universale quale patrimonio di conoscenza collettivo prodotto da 13,7 miliardi di anni di storia del lavoro umano e non-umano. E' proprio in questo senso che io sostengo che "Rivoluzionari si nasce e non si diventa" e GiovanniSilvia aggiungono "Si nasce con il gene mutato ma poi bisogna anche lavorare alla mutazione".
Ma ritorniamo alla questione iniziale: la questione della vita eterna.
Io ci credo alla vita eterna?
Per me la vita eterna non sarà dopo la mia morte ma già adesso è la vita eterna: quando il mio interlocutore è TM sto già vivendo nella vita eterna perchè per me la sua compagnia è già la vita eterna ma mi capita purtroppo molto spesso di avere interlocutori che il mio sesto senso mi dice che non credono alla vita eterna: ecco è quello l'inferno.
E così sia la vita eterna che l'inferno non sono dopo ma già adesso entrambi.
"La consistenza: tale è stata indubitabilmente, per me, la caratteristica fondamentale dell'Essere. [...] Ma il 'Punto Omega' è ben lontano da un pezzo di ferro. Ed è a mie spese che dovevo imparare, poco a poco, fino a qual punto la Consistenza, che io allora sognavo, fosse effetto non di 'sostanza' ma di 'convergenza'."
(Teilhard de Chardin, "Il cuore della materia", 1950)
Convergere
Convergere,
convergere
e convergere fino ad un “punto Omega” per proiettarsi infine “Oltre l’Omega” ovvero Oltre l’Uni-verso.
Il nichilismo
Questa è la direzione ovvero il senso, il significato e ogni altra direzione che non sia questo convergere di tutti i frammenti è solo nichilismo.
L'unico individuo
Nel “punto Omega” i frammenti prodottisi con l’evento Big Bang si faranno infine Individuo e l’etimologia della parola Individuo ci dice che significa Indivisibile.
Sembrerebbe quindi che i frammenti convergendo sempre più tra loro costituiscano infine la coscienza dell’Unico Individuo.
Questa che viviamo è già un'epoca post-apocalittica
Tuttavia questa coscienza esiste già, ciò che è più carente è la consapevolezza di essere non anche questo Unico Individuo ma solo questo Unico Individuo malgrado la forma corporea-materiale e la memoria della vecchia identità che poi è lo “psichismo” funzione come forza gravitazionale che in qualche modo vuole separarci, allontanarci da una tale coscienza che sempre più si fa anche consapevole di se stessa.
Stabilizzare la nuova identità
L’obiettivo ultimo e finale consiste nello stabilizzare definitivamente una tale nuova identità divenuta infine a prova di bomba.
Teilhard de Chardin specialista in scienze della natura e paleoantropologo ci insegna che c’è un rapporto stretto di tipo ontologico tra questo convergere (concetto che la psicoanalisi esprime con “coniunctio” in Jung e “ultima coniunctio” in Silvia Montefoschi) e il fatto di Essere, perchè poi in ultima analisi Shakespaire con il suo Amletico “Essere o non essere questo è il problema” ha colto l’essenza di tutte ma proprio tutte le questioni che la vita concreta cioè relazionale ci propone e impone.
Che cos’è l’unico individuo?
E’ l’uno e l’altro del discorso.
Quando si stabilisce quella relazione che va sotto il nome di relazione psicoanalitica dove l’azione e la reazione prendono il nome anche di transfert e contro-transfert, quello è l’unico individuo.
Ogni relazione che si stabilisce è l’unico individuo solo che non basta esserlo ma occorre saperlo per esserlo veramente.
I due termini dell’unico principio dialogico, questo è l’Unico Individuo, quell’Intero che in principio viveva ancora nella assoluta incoscienza della simbiosi assoluta e in seno alla quale dapprima nacque l’Intenzione, quella intenzione di sapersi e quindi di svegliarsi alla scienza del Due per poter sapere dell’Uno e che passando dalla potenza all’atto tale intenzione si mise in moto attuandosi nell’evento Big Bang, l’evento della grande frammentazione originaria.
La psicoanalisi universale
Fu allora che iniziò la psicoanalisi universale ovvero il processo di individuazione universale affinchè infine l’Unico Individuo ritrovasse la sua vera identità.
Questo unico Individuo è il vero vivente, “IL VIVENTE” per antonomasia e altri non è se non il Pensiero stesso che era, che è e che sempre sarà malgrado le sue metamorfosi.
L'Immortale
Questo Vivente è anche l’Immortale.
Nessuno è immortale e solo l’Unico Individuo è immortale: i Due dell’Uno. Egli, il Pensiero è infatti l’Infinitamente Vivente.
E’ l’Uno anzi l’Uno Vero ma non è una astrazione ed è per questo che il concetto di Unico Individuo aiuta di più a rappresentarcelo come un vero vivente, molto di più che parlando di “Uno”: è infatti una persona, una persona duale, il Pensiero è infatti una unità processuale costituita dai due momenti di Potenza e Atto del pensiero, Dio infatti è maschio e femmina e infatti gli umani sono ad immagine di Dio.
“Verità è solo l’Intero” (G.W. F. Hegel)
“E infine saremo ciò che veramente siamo” (Silvia Montefoschi)
“Unità è solo un divenire unità” ( Franz Rosenzweig)
Il racconto biblico del peccato originale e la sua interpretazione psicoanalitica
Conosciamo tutti come finisce questa storia relativa al "frutto proibito" di quel particolare albero del giardino dell'Eden:
[e infine il Signore Iddio li scacciò dal giardino di Eden e] “fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì”
(Genesi III, 21)
Non è che ci vuole molto a ritrovare in tutta questa storia archetipica i concetti portanti del testo dei padri della psicoanalisi, la moderna scienza che tutto rende intelligibile e così operando, tutto trasforma in senso evolutivo: proiezione, rimozione e inconscio.
Così la moderna scienza psicoanalitica si presenta, erede del movimento cristico che già a suo tempo aveva tentato di andare oltre l’ebraismo ovvero la coscienza adamica, quale nuova teoria e prassi evolutiva nel senso di redentiva dal peccato contro “il tutto”.
"Adamo ed Eva si nascosero così a vicenda la loro reciproca differenza. E poichè Adamo e Eva erano contenuti in una sola persona, fu questa stessa persona che nascose a sé quell’altro da sé che in sé portava.
[...]
Adamo ed Eva cessarono di essere una sola persona. Eva diventò la donna che, identificata con la materia, restò l’oggetto della creazione e Adamo diventò l’uomo che, identificato con il soggetto creatore, volle ancora plasmarla, e più a suo uso e consumo che a sua immagine e somiglianza.
[...]
L’uomo, nel rimuovere immediatamente dalla sua coscienza appena nata la contraddizione che la sostanziava, rimosse anche da sé il femminile e quindi le sue origini e smarrì nell’oblio le sue radici.
[...]
L’uomo tornò a commettere quel peccato che il Dio signore che lo aveva creato aveva già commesso: il peccato contro “il tutto”.
(Silvia Montefoschi, “Il sistema uomo – Catastrofe e rinnovamento”, 1985, cit. pag. 11)
Il grande sogno narrato nel “Libro dei Libri” che racchiude le intuizioni delle tribù di pastori monoteisti in perenne fuga che partiti dalla Mesopotamia e giunti nella terra della antica civiltà egiziana raggiunsero infine Israele.
"Dio creò l’uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò."
(Genesi, II, 21-23)
"[...] il soggetto umano, detto uomo all’inizio dei tempi, era un’unica persona che portava in sé sia il maschile che il femminile.
Ciò conferma anche la Genesi II, in cui si racconta che da quest’unico soggetto venne alla luce il suo contrario che a lui si presentò come il suo oggetto."
(Silvia Montefoschi, “Il sistema uomo – Catastrofe e rinnovamento”, 1985, cit. pag. 11)
Il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; egli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: “Questa volta essa è carne della mia carne, è osso delle mie ossa. La si chiamerà donna perchè dall’uomo è stata tolta”
(Genesi, II, 21-23)
"Adamo ed Eva erano dunque una sola persona, portando ognuno in sé sia il maschile che il femminile."
(Silvia Montefoschi, “Il sistema uomo – Catastrofe e rinnovamento”, 1985, cit. pag. 11)
Nei suoi scritti, il fondatore della Psicologia Analitica Carl Gustav Jung sostiene che nella concezione cristiana del Dio trinitario ci sia uno squilibrio interno a vantaggio dell'elemento maschile sull'elemento femminile.
In conseguenza di ciò Dio deve forzatamente proiettare fuori di sé gli elementi femminili, che egli non è in grado di accogliere in sé come parti di sé.
Jung sostiene perciò che l'immagine trinitaria di Dio sia incompleta e debba essere completata con una quarta persona.
Jung chiama questa persona rimossa l'"umbra trinitatis", l'ombra di questo Dio cristiano. Proprio in questi termini Jung spiega il simbolo dell'Anticristo, che urge per venire alla luce.
Quando apparvero queste tesi un famoso scrittore italiano Alberto Moravia sia era recato in svizzera a Zurigo a intervistare il grande psicoanalista, intervista poi pubblicata il 5 dicembre 1948 in un noto settimanale italiano "L'europeo"con il titolo “The Psychoanalyst Jung Teaches How to Tame the Devil” .
"Sto andando a visitare CG Jung in una delle periferie di Zurigo. Ecco le lussuose ville della borghesia bancaria e commerciale, circondate da vasti giardini. Hanno i loro uffici in edifici moderni, austeri e spogli nel centro della città. Alla ricerca della villa di Jung lungo la via principale, sotto la pioggia battente, mi viene in mente il romanziere americano Scott Fitzgerald, scrittore di un'altra generazione del dopoguerra. In uno dei suoi bellissimi romanzi, descrive alla perfezione l'ambiente psicoanalitico di Zurigo: un milionario americano, molto turbato dallo stato d'animo di sua figlia, la porta a Zurigo in una delle cliniche psichiatriche più famose e costose. Lì si scopre semplicemente che la figlia, all'età di quindici anni, era stata sedotta da quel padre amorevole. Si innamora del suo medico, che la cura, lo sposa e va a vivere con lui in Riviera... Ma qui, finalmente, c'è il n. 228 Seestrasse, la strada del lago. La pioggia sta precipitando sulle foglie gialle del viale alberato, al termine del quale si può vedere l'ingresso di una villa. Suono il campanello e la segretaria di Jung apre la porta. In pochi minuti Jung stesso mi introduce nella sala d'aspetto nel suo studio. Jung è un uomo anziano (ha 74 anni), di corporatura robusta, con un viso forte arrossato dalle fiamme continue di un allegro camino. Ha i baffi bianchi, gli occhi penetranti e i capelli bianchi, arruffati. Un uomo di aspetto borghese, vestito con abiti sportivi di lana ruvida, che respira un po 'faticosamente, robusto e con una pipa in mano. Mi chiede di sedermi su una poltrona, davanti a una lampada luminosa che quasi mi acceca. Invece, forse perché è l'abitudine di uno psicoanalista, si siede di fronte a me, il suo volto in ombra come se volesse studiarmi senza essere esaminato da solo. Quindi, con il mio viso illuminato e il suo nell'oscurità, iniziamo la nostra conversazione. Parliamo in francese, di cui Jung parla fluentemente nonostante un accento tedesco un po 'aspro. Le prime domande e risposte sono imbarazzanti. Quindi, senza dubbio perché il suo esame del mio viso gli ha dato un'impressione favorevole, Jung si riscalda e inizia a parlare con maggiore facilità. Naturalmente la discussione ruota attorno alle sue teorie e libri, che conosco solo superficialmente, e in particolare alla teoria esposta nel suo ultimo libro, Symbolik des Geistes. A volte divagando, Jung mi spiega alcune delle idee di questo ultimo lavoro e della sua connessione con la teoria che gli ha dato fama. Nel nuovo libro, la parte più importante apparentemente si concentra su un "tentativo di spiegazione psicologica del dogma della Trinità". Questo libro ha suscitato molti discorsi in Svizzera, proprio a causa della sua interpretazione della Trinità cristiana. In breve, secondo Jung, il dogma cristiano rappresenta un simbolo per la psiche collettiva; il Padre simboleggia una fase primitiva; il Figlio una fase intermedia e riflessiva; e lo Spirito una terza fase in cui si ritorna alla fase originale, pur arricchendola attraverso le riflessioni intermedie. Jung vorrebbe aggiungere a quella Trinità una quarta figura in modo da trasformare il tutto in, per così dire, una Quaternità. Questa quarta figura è l'antitesi diretta alla funzione chiara e cosciente delle prime tre: avrebbe una funzione oscura e subconscia e rappresenterebbe - secondo Jung - il diavolo. Per rendere comprensibile questa idea di Quaternità, Jung la collega alla sua ben nota teoria della psicologia dell'inconscio. Ragiona approssimativamente come segue: Nei tempi antichi il diavolo, cioè l'inconscio, esisteva in relazione diretta con lo spirito o il conscio. Questa relazione è stata di grande beneficio; il conscio nutriva con la sua luce le ombre dell'inconscio; con la sua positività la negatività dell'inconscio; con la sua razionalità l'istintualità dell'inconscio. Le antiche religioni erano consapevoli delle relazioni tra conscio e inconscio; e per di più, li hanno incoraggiati. Il Signore, per esempio, non era solo Dio ma anche il Diavolo. Tuttavia, a partire dal cristianesimo e in particolare dalla Riforma, l'inconscio, vale a dire il diavolo, è stato sempre più contrastato, soppresso, dimenticato, cancellato. Con l'orgoglio di Lucifero il Nordic Protestant crede di poter fare a meno del diavolo. E così, acquisendo forza in proporzione diretta a quell'eccesso di repressione, l'inconscio esplode improvvisamente in modo catastrofico in vari modi diabolici e distruttivi, Jung spiega che così si può capire la tendenza chiaramente demoniaca e suicida della civiltà europea alle soglie della prima guerra mondiale . A quel tempo il diavolo, cioè l'inconscio, per troppo tempo represso e persino dimenticato, si vendicò spingendo gli uomini a guardare con gioia sensuale la distruzione e la morte. A questo punto Jung evoca graficamente l'immagine di treni pieni di soldati esuberanti, le locomotive piene di fiori, lasciando Berlino per il fronte nel 1914, e spiega questa gioia all'imminente massacro con la gioia di un'unione finalmente raggiunta con il sangue e la morte, cioè l'inconscio. Jung propone la stessa spiegazione per la mostruosa e automatica crudeltà dei nazisti durante il secondo. Dice che questa volta ancora una volta la guerra mondiale. Dice che in questo momento ancora una volta l'assenza di una sana relazione con il diavolo ha dato origine a un'esplosione di furia senza precedenti e distruttiva. Conclude che è necessario ripristinare quanto prima queste relazioni: e, se necessario, creare precisamente quella Quaternità. Su questa strana previsione, molto in sintonia con l'atmosfera faustiana, lascio Jung. Fuori continua a piovere. Attraverso la pioggia torno a Zurigo."
Più recentemente una psicoanalista italiana Silvia Montefoschi ha ripreso le tesi trinitarie del maestro e pioniere della prima psicoanalisi del novecento e le ha sviluppate con altri esiti.
Tali tesi sono pubblicate in "Il vivente" opera del 1988 e ulteriormente riprese e sviluppate anche in una seconda opera del 1997 avente per titolo "Il regno del figlio dell'uomo" .
Ma a differenza di Jung, Silvia Montefoschi psicoanalista solo di formazione junghiana ma oltre Jung, ritiene che nella immagine trinitaria del Dio cristiano la componente femminile di Dio sia già compresa in questa stessa trinità e più precisamente nella persona dello Spirito Santo.
Lo Spirito, quale dialettica erotica Madre-Figlia, completa cosi l'altra dialettica, la dialettica spirituale Padre-Figlio.
Non c'è quindi affatto bisogno di evocare una quaternità come invece sosteneva lo stesso Jung, per avere una immagine completa del Dio vero ma è sufficiente consapevolizzarci del valore del "legame" e valorizzare questo "legame" che lega i momenti processuali del discorso come esso stesso una persona dell'unica persona.
Questa persona che "lega" è proprio l'aspetto femminile del Dio, il Dio nascosto, il suo aspetto ancora in ombra e in ombra perchè non riconosciuto totalmente ossia come persona essa stessa.
Il legame infatti è proprio una persona.
Eros è persona proprio come logos che anch'esso è persona e non pura astrazione.
Logos e Eros sono la stessa unica persona: una valorizzata e in luce mentre l'altra è svalorizzata e quindi in ombra.
La prima portatrice di ordine mentre la seconda ritenuta portatrice di disordine, caos e anarchia.
Il fatto è che Dio e il Diavolo sono due aspetti di un'unica persona: questa è la verità.
In questo senso la psicoanalisi si che è cura ma è cura della teologia: è essa stessa la nuova teologia.
«Una donna che chiedesse la parità nella Chiesa potrebbe essere paragonata a un nero che chiedesse la parità nel Ku Klux Klan»
Tempo fa ho dedicato un articolo alquanto completo e ben documentato sulla figura dello scienziato della natura e teologo Teilhard de Chardin soprannominato "il gesuita proibito" per le sue idee eterodosse rispetto alla dottrina ufficiale della chiesa cattolica,
Non sto a farne di questo articolo anche un copia/incolla su questo mio sito in quanto risulta meglio impaginato nel mio wiki dove è tutt'ora presente a questo link:
Oltre a essere un articolo che chiarisce molte cose, sempre a mio parere, aiuta anche a orizzontarsi nel panorama della storia del pensiero universale.
L'archetipo della coniunctio
E per quanto riguarda l'archetipo della coniunctio, è interessante quanto ne dice dice proprio TdC, non solo teologo ma anche specialista in scienze della natura, pur non utilizzando questa terminologia che ha la sua origine nella psicoanalisi più di orientamento junghiano :
«Tutto ciò che sale converge» (Teilhard de Chardin)
Fin da bambino infatti il futuro scienziato e teologo si era posto questa domanda che poi guidò tutta la sua esistenza di ricercatore scientifico e religioso:
"In cosa consiste il fenomeno della consistenza?"
Così infine trovò proprio nel "convergere" la vera spiegazione di ciò che fa la "consistenza" di qualcosa.
Noi discendenti di Freud, Jung e Silvia Montefoschi potremmo così parafrasare la scoperta di TdC:
"Reale cioè consistente è solo la coniunctio tra l'uno e l'altro dell'unico discorso e infatti tutto passa e solo la relazione che era in principio resta."
E tutto il resto?
Tutto il resto è servito a giungere infine al capolinea della storia del lavoro ma ora tutto il resto che permane ancora ma che non converge più, se si continua invece a dargli valore è solo vanità, vanità della vanità, niente altro che vanità, inconsistenza dunque perchè solo ciò che converge consiste.
La vita non ha alcun significato, non esiste alcun significato ma solo direzione e la direzione è una sola: la coniunctio, l'ultima coniunctio, il momento omega di massima convergenza per usare la terminologia teilhardiana
Chiaro il discorso: l'uomo, la donna e la vita eterna
Thérèse Martin infine decise di passare tutta la sua vita chiusa in un monastero di clausura abbandonando così il mondo.
Ne parlò a suo zio che Lei in seguito definì "un cristiano d'altri tempi". In proposito vien da pensare a questo punto alla definizione che Papa Pio X il papa della condanna, fino alla scomunica, dei preti modernisti del primo novecento e infatti definì Thérèse "La più grande santa dei tempi moderni".
Chissà che cosa ci avrà capito!
Voleva forse utilizzarla in chiave anti-modernista?
Sarebbe da approfondire questa lettura. Del resto nemmeno Teresina capiva se stessa come confessa nei suoi scritti autobiografici del 1895-1897.
L'incipit autografo del suo ultimo scritto "il manoscritto C" del giugno 1897- morirà a settembre di quello stesso anno
Papa Pio X e il modernismo
Papa Pio X era terribile e quando penso alla sua condanna del modernismo mi vien da pensare proprio all'ordine religioso agostiniano in cui io ho passato quattro anni in un loro seminario: ebbene uno dei più importanti e conosciuti esponenti di questo ordine religioso (che tra l'altro passò gli ultimi anni della sua vita nel seminario dove io ho passato quattro anni della mia vita) essendo molto vicno ai modernisti ricevette un aut aut dal Papa.
Si trattava dell'abate Giuseppe Ricciotti : vedete come tutto si incastra? Uno inizia a parlare della vita di Thèrèse Martin donna dell'ottocento e questo mi porta in qualche modo a momenti della mia stessa vita uomo del novecento sia pure per altre vie. Insomma tutto in qualche modo si interseca.
L'abate Ricciotti grande studioso, docente universitario oltre a essere un archeologo che aveva partecipato anche a scavi archeologici, ebraista, biblista, di fronte al richiamo del Papa a ritornare alla dottrina ufficiale della Chiesa Cattolica si sottomise al Papa rinnegando certe sue posizioni vicine al modernismo ma non fece la stessa cosa il suo collega e amico Ernesto Buonaiuti anch'egli un grande studioso oltre che sacerdote egli stesso che pertanto fu scomunicato e ridotto allo stato laicale per eresia.
Il permesso per ottenere l'ergastolo
Lo zio di Thèrèse era un farmacista, giornalista e antisemita e nemico giurato della massoneria però essendo il fratello di sua madre e nominato anche suo tutore era un autorità in famiglia e questi sapendo della sua intenzione di chiudersi in monastero disse che la vita monacale era roba da filosofi e che lei era solo una bambina e che acconsentendo a mandarla in monastero si faceva un offesa, un torto alla vita monacale. Quindi le negò il permesso.
Siccome poco dopo iniziò il suo famoso viaggio da Lisieux a Parigi e poi da Parigi fino a Roma, una ipotesi è che si volle farle conoscere le bellezze del mondo per indurla a cambiare idea ma non ci fu nulla da fare: Teresina era una cocciuta e non cambiò idea.
Le bellezze dell'Italia le piacquero ma nulla di più.
Il capitalismo e il pensiero della morte assolutamente da rimuovere
Oggi il capitalismo ci vuole afr rimuovere l'idea della morte in modo da essere dei consumatori per bene e quindi più funzionali al capitalismo e alla sua logica ma se ci riesce con la maggioranza degli umani nulla può a convincere a una vita dissipativa e futile dedicata al consumo quando tenta persone come Thèrese Martin anzi per TM non ci fu nemmeno tentazione dato che a lei non glie ne fregava proprio nulla della vita mondana ma proprio niente. Come mai? Thérèse sapeva della morte, ma lo sapeva bene e non poteva rimuovere la morte. Sapendo della morte sapeva quindi anche della vita eterna.
Non ci fu quindi nulla da fare.
La logica nichilistica del capitale nulla potè con Lei e dovette rivolgersi ad altri tipi umani più propensi ad acconsentire a quel tipo di logica dissipativa.
Eppure appena riuscì a entrare nel monastero carmelitano di Lisieux a 15 anni, non passò nemmeno poco tempo che subito cominciò a pensare che non era quella la sua vocazione.
Infine superò questa fase e rimase in monastero ma a più riprese questa idea che non era quella la sua vocazione ritornò fino all'ultimo quando con la primavera del 1896 non si trattava più questa volta solo della tentazione di 'abbandonare il monastero ma addirittura la chiesa stessa e la religione. Insomma la scienza, la tecnica, il positivismo e il materialismo che erano nell'aria in quel fine secolo che innalzava la Tour Eiffel come emblema del trionfo della tecnica e quindi dell'illuminismo scientista sull'oscurantismo medioevale, erano entrati anche nel monastero e in Lei avevano fatto berccia in qualche modo e la convincevano sempre più che non c'era altro che la vita materiale e poi con la morte più solo il nulla.
"Ancora un poco e la scienza riuscirà a spiegare anche Dio" pensava.
Così passò i suoi ultimi 18 mesi di vita in un doppio calvario tra la tubercolosi che avanzava sempre più consumando il suo corpo materiale e un ateismo e materialismo incalzante a cui però non voleva credere resistendo così fino all'ultimo.
Morì a 24 anni
Che cosa ne rimase di Lei?.
Aveva messo su carta i suoi pensieri e i suoi ricordi che fecero presa su molti e questo la rese sempre più famosa ma questa sua fama era in gran parte basata su un equivoco prodotto da molti fattori tra cui il fatto che lei stessa non si capiva, che i suoi scritti originali furono alterati e solo dopo molti anni furono dati alle stampe gli originali. Inoltre fu cercato di darne una interpretazione riduttiva e più funzionale alla dottrina ufficiale della chiesa.
Insomma per i suoi interpreti Teresina era veramente morta, non era un divenire e al sua vita finiva lì.
Di Lei rimanevano le immaginette e le statuette.
Papa Leone XIII e la questione sociale
Siccome nè suo papà Luis Martin nè soprattutto suo zio Isidore Guerin e neanche il vescovo della sua diocesi le volevano dare il permesso di andarsi a rinchiudere in quella prigione che è il monastero di clausura Thèrèse infine decise di andare fino a Roma a chedere il permesso al Papa in persona.
"Nessuno avrebbe potuto opporsi al volere del Papa" pensava.
Il vescovo poi più concreto e realista avezzo a trattare nel mondo diceva ai suoi ausiliari: "Già la gente vocifera. Figuriamoci che mando una bambina in convento! Eh che è?! Una succursale dell'isola di Lesbo?!"
In Vaticano in quel tempo regnava Leone XIII che aveva già le sue grane dato che Marx faceva proseliti nel nuovo scenario storico susseguente alla rivoluzione industriale e così la chiesa stava elaborando la sua risposta al capitalismo ovvero l'enciclica "Rerum novarum", una esposizione al popolo cristiano della nuova dottrina sociale della chiesa in risposta alle nuove idee socialiste dell'ottocento che prenderanno ancora più piede nel novecento.
Il Papa che tralaltro non comprendeva bene il francese avendo bisogno di un traduittore accolse tra i pellegrini anche Thèrèse a cui però era stato detto di non rivolgersi al Papa ma lei disobbedì e uan volat giunto il suo turno cercò di spiegare a Leone XIII che chiedeva il suo permesso per divenire monaca pur avendo solo 15 anni.
A mio parere Leone XIII non le poteva dare migliore risposta poichè in qualche modo le disse:
"Se l'Automaton lo vorrà lei entrerà" non le diede quindi il suo permesso nè glielò negò e certamente non utilizzò il termine "Automaton" ma semmai quello di "Divina Provvidenza" che per noi però è un sinonimo.
Teresina però non si accontentò e rimase lì attaccata al Papa sperando in un suo ordine che facesse cambiare idea a coloro che le impedivano di entrare in monastero, infine le guardie svizzere intervenirono e la portarono via di peso.
Penso che una grande teologa come Mary Daly meritava di avere amiche come la grande teologa Silvia Montefoschi.
Mary Daly e Silvia Montefoschi: gente seria, gente con i coglioni grossi.
Invece chissà che amiche aveva Mary Daly: non certo alla sua altezza perchè non è possibile che una grande mente, uno spirito rivoluzionario come Mary Daly perda il suo tempo a polemizzare con i vecchi maschi, i maschi di altri tempi.
Chi sta sopra, sta sopra e quindi non ha il tempo da perdere a polemizzare con chi sta sotto per cui ne deriva che se aveva del tempo da perdere a polemizzare con chi stava sotto allora non era vero che stava veramente sopra.
Il basso infatti è incluso nell'alto ma non vale il contrario se non in potenza poichè è vero che il basso potenzialmente è già l'alto ma fino a che non attua ciò che è già in potenza non è ancora l'alto.
Se le sue amiche invece di tenerla giù in basso accanto a loro l'avessero aiutata ad andare ancora più sù non avremmo dovuto attendere la nascita di Silvia per aver la prima Dio-Donna come la stessa Silvia Montefoschi ha riconosciuto a Mary Daly perchè Mary Daly aveva tutte le carte in regola per essere il primo esemplare di Dio-donna
Va bhè pazienza, è andata così e anche lei comunque non è morta definitivamente e lotta insieme a noi. Chissà come sarà bello il paradiso: io, Silvia e Mary Daly.
E Teresina?
Te la sei dimenticata Teresina?
No e anche Teresina.
Certo! Anche Teresina! Perchè no?! Anche Teresina.
Sopratutto Teresina.
Tranquilla amica
Tu sei sempre con me
indimenticabile
incancellabile.
"L'intuizione di Rahner che tutti gli uomini sono potenzialmente cristiani e pertanto destinati tutti a farsi consapevoli della veridicità assoluta del messaggio cristiano è giusta."
(Silvia Montefoschi)
Silvia Montefoschi (Roma 1925 - Zurigo 2011) - Biologa specializzatasi in genetica giunge infine alla conclusione che il vero metodo scientifico è solo il metodo psicoanalitico. Abbandona così la ricerca scientifica presso il CNR e si laurea in medicina per dedicarsi più solo alla pratica di psicoanalista e all'ulteriore sviluppo della teoria psicoanalitica in un senso relazionale e intersoggettivo fino alla fondazione della psicoanalisi intersoggettiva radicale il cui criterio ermeneutico è quello di Pensiero Uno.
La divergenza tra i due pensatori dell'Essere
"L'equivoco in cui Rahner resta incastrato è quello di volere a tutti i costi salvare il valore specifico della chiesa in questo processo di cristificazione universale, mentre la chiesa non ha mai riconosciuto che la consustanzialità tra il figlio e il Padre (dogmatizzata dalla chiesa stessa) riguardasse tutti gli uomini, ma l'ha riferita solamente alla natura divina di Gesù, quale unica e irripetibile incarnazione di Dio.
Così, in conclusione, la buona intenzione di Rahner di aprire la teologia alla filosofia ha finito con l'approdare a una vera e propria scolastica quale utilizzazione della filosofia ai fini di dimostrare una già data verità rivelata che proprio in quanto rivelata è articolo di fede che non richiede alcuna dimostrazione."
(Silvia Montefoschi)
Arrivato il pensiero teologico a Kal Ranher "essendo venuto meno il riferimento al vecchio Dio tradizionale si radicalizza nella visione di una perdita irrecuperabile di ogni trascendenza."
La vicenda del rinnovamento della teologia che si conclude con la morte della stessa teologia
In conseguenza di ciò da qui partono due correnti di pensiero principali tesi a rinnovare il discorso teologico tradizionale:
quelle delle "teologie della secolarizzazione" (Harvey Cox)
tuttavia dopo la teologia della morte di Dio, affermatasi soprattutto in America, nasce in Europa, la "teologia della speranza" (Jurgen Moltmann)
lo stesso Jurgen Moltann proseguendo nello sviluppo della sua teologia della speranza approderà a una "Teologia della croce"
La critica all'autoritarismo del cristianesimo fin qui mai nemmeno accennata nemmeno timidamente avviene invece con il teologo Wolfhart Pannemberg che ripropone pertanto un costante rapporto tra filosofia e teologia. Pannemberg è anche il rappresentante più significativo all'interno del dibattito tra teologia e epistemologia con la quale la teologia si incontra e si confronta al fine di appurare la sua credibilità, come una vera e propria scienza, davanti al tribunale dello statuto scientifico.
la corrente della teologia politica sfocia infine almeno in alcuni rappresentanti di questa corrente di pensiero teologico nelle teologie della liberazione
La teologia nel terzo mondo
Il teologo cattolico Karl Rahner (in primo piano nell'immagine) con il suo allievo il teologo Johann Bapstist Metz, nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico di teologia nel 1971. In seguito Metz prenderà le distanze dall'impostazione teologica del suo maestro e attualmente è annoverato tra i fondatori e massimi rappresentanti della nuova "teologia politica" che si esprimerà fra l'altro nelle "teologie della liberazione" le quali troveranno il loro terreno di elezione naturale non solo in America Latina ma più ampiamente nei paesi del terzo mondo.
"Avviene così che, nel terzo mondo, che è quello delle popolazioni oppresse economicamente, come nel'America Latina, e di quelle oppresse razzialmente, come i neri d'America, la teologia diviene una vera e propria strategia politica, nelle lotte di classe e razziali, che prospetta la redenzione finale nella liberazione dalla condizione di schiavitù.
E ciò avviene sotto l'illusione che il superamento delle differenze di classe e delle differenze di razza apra infine le porte dell'Eden."
(Silvia Montefoschi)
La teologia nel primo mondo
Nel primo mondo intanto, dove il pensiero nell'evolversi lungo i millenni ha portato l'uomo alla consapevolezza del fondamento del suo perenne stato di oppressione, che sta nella condizione materiale e pertanto mortale della sua esistenza, la teologia muore, perchè non è più in grado di dare una risposta concreta, che dia all'uomo si una speranza di redenzione, ma una speranza che si basi su la realtà esistente, ovvero su ciò che per l'uomo, veramente è nel suo quotidiano.
Così verso la fine del XX secolo la teologia muore, ma la sua morte porta con sé la rinascita di una ontologia filosofica-scientifica, quale riflessione del pensiero sul suo stesso pensare l'oggettualità del reale.
Che senso può avere l'evento della morte della teologia alla fine del secolo XX?
"Ma che senso ha, dal punto di vista del Pensiero Uno, la vicenda del rinnovamento della teologia che si conclude con la morte della stessa?
Se la teologia è il discorso che l'uomo fa su Dio, essendo Dio, quale Pensiero Uno, colui che parla di sé nel parlare dell'uomo, è il Pensiero Uno stesso che, in questo rinnovamento teologico, vuole rinnovare il discorso su se stesso, rinnovando la visione di sé.
E ciò egli fa abbandonando la sua identità di ente immutabile e trascendente rispetto alla mutevole realtà del mondo, quale altro da sè, per riconoscersi quale totalità dell'Essere, nel divenire storico universale dell'esistente, che si dà oggettualmente nella storia dell'universo, e riconoscersi anche, in questa oggettualità, nella sua vera essenza che è il pensiero di cui la realtà oggettuale è appunto l'oggettivazione."
Il ritorno della bestia l'anticristo a integrare la nuova immagine di Dio: il femminile di Dio
"E, riconoscendo anche che il limite della sua visione è il limite del soggetto riflessivo individuale, nel quale egli si vede ancora nella sua identità di ente singolare: l'atto, quale unico soggetto che pone la potenzialità fuori di sè come altro da sè nell'oggetto, per superare questo limite egli si nega proprio come Dio, essendo Dio l'idea che egli ha di sè come soltanto atto, e quindi come soltanto maschile; motivo questo per cui la oggettivazione di questa sua idea: la sua prima incarnazione nel Cristo, era l'uomo, quale figlio di Dio soltanto maschio.
E negandosi come Dio, ovvero come atto soltanto, si riconosce nella funzione riflessiva, ovvero nella dinamica dell'ideare, che porta in sè anche la potenzialità: il femminile, che s'era dato fino ad allora fuori di lui come oggettualità materiale.
Il Pensiero Uno inizia qui allora a riflettere proprio sulla oggettualità materiale, per riconoscerla in sè come se stesso, ovvero come un altro soggetto nel quale riconoscersi egli stesso, come tale, nella dualità dialogica dell'Uno.
Così, nel momento in cui il Pensiero Uno si misconosce nella identità di Dio, e cessa pertanto di pensar se stesso come Dio nel pensare dell'uomo, l'uomo cessa a sua volta di parlare di Dio, ponendo fine alla teologia, come ontologia religiosa, e dà inizio a una nuova ontologia, per così dire laica, quale discorso sull'Essere, tutt'uno con il pensiero, che in lui si pensa, e del quale cerca di indagare il metodo stesso del pensare."
(Silvia Montefoschi)
L'avvenire della dimensione religiosa dopo la morte del vecchio Dio
«Gott ist tot! Gott bleibt tot! Und wir haben ihn getötet!»
«Dio è morto! Dio resta morto! E noi l'abbiamo ucciso!»
(Friedrich Nietzsche, "La gaia scienza", 1882)
"Se invece il femminile, come disponibilità all'ascolto della voce interiore, che al donna ancora incarna, viene da tutti assunto come legittima modalità del conoscere, anche l'intuizione viene legittimata come fonte di conoscenza comune. La dimensione universale può così emergere alla coscienza di tutti e di essa ogni individuo può fare esperienza come della reale dimensione in cui si colloca la propria personale esistenza.
Del resto è stato predetto per 'l'ultima ora' l'avvento dell'Anticristo, di "colui che nega il Padre e il Figlio" [1 Giovanni, II, 22] ed è stato profetizzato per la fine dei tempi il sopravvento del male. Questo male, che avanzi, come nel sogno di Daniele, sotto forma di quattro bestie che salgono dal mare, o nelle sembianze del "grande drago , il serpente antico, colui che chiamiamo diavolo o satana" [Apocalisse, XII, 9] o in quelle della grande prostituta [Apocalisse, XVII, 4] [...]"seduta sopra una bestia scarlatta [...] ammantata di porpora" [Apocalisse, XVII, 4], ci ricorda comunque quell'aspetto femminile dell'essere che, bandito dalla chiarezza maschile del regno del demiurgo, venne demonizzato e precipitato nella tenebra terrestre, tant'è che di esso è anche detto che "era e non è più, ma riapparirà" [Apocalisse, XVIII, 8].
E il ricordarci di ciò ci fa pensare che sia proprio il ritornare del femminile, quale metà dell'essere negata a far sì che esso neghi a sua volta che l'essere si dia soltanto nella dualità Padre-Figlio; di tale negazione è autore l'Anticristo, che è quindi il volto del "maligno".
Più volte questa forza del male ha scosso la terra mettendo in gran subbuglio l'ordine del bene e ogni volta l'umanità ha temuto che fosse l'annuncio della fine.
Lo stesso Jung premonitore di questo ultimo gran sovvertimento, ha visto nel volto dell'Anticristo, sepolto nella profondità dell'inconscio collettivo l' "umbra trinitatis" che, quale metà oscura della "totalità umana", urge per venire alla luce, essendosi l'opposizione tra i contrari acutizzata al punto da spezzare il mondo in due; è per questo che egli esorta ogni individuo a cercare in sè le radici del male e a farsi cosciente del proprio antagonismo interiore, affinchè il mondo non debba più lacerarsi in un inconsapevole conflitto.
Ma ciò che noi oggi vediamo emergere dall'ombra è l'originaria triade femminile, cioè la dialettica dell'essere, che, nel manifestarsi alla luce della riflessione (grazie al passaggio della donna sul piano riflessivo) si affianca alla triade maschile, cioè alla dialettica del pensiero, e fa fare alla coscienza un salto al di là della spaccatura in cui tutto l'essere restava crocifisso, e dunque al di là di Cristo.
Cristo infatti è il simbolo non soltanto della condizione dell'uomo che porta in sè la consapevolezza della contraddizione inerente all'intero esistente. Cosa che l'inconscio esprime dicendoci che la sacra sindone è impressa in ogni atomo della terra o che la forma dell'atomo è quella del Cristo crocefisso.
Allora se, seguendo la via additata da Jung cerchiamole radici del male nella profondità della nostra anima, non solo, facendoci consapevoli del conflitto interiore, evitiamo che esso agisca a nostra insaputa lacerando il mondo, ma liberiamo il mondo dalla contraddizione che lo crocifigge.
L'ultimo conflito edipico: il maestro Sigmund Freud (ebreo e figlio di un rabbino) e l'allievo Carl Gustav Jung (cristiano e figlio di un prete protestante)
E questo perchè la diabolica trinità femminile, negando che l'essere si esaurisca nella trinità maschile, restituisce a Dio la sua duplice essenza maschile e femminile, e con ciò si libera dalla sua dannazione. "La bestia che [...] era ma che non è più [e che ] salirà dall'abisso, ma per andare in perdizione" [Apocalisse XVII, 8] tornerà ancora dalla perdizione, ma redenta dalla stessa, e questa volta per "scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo" [Apocalisse, XXI, 2] e "non ci sarà più la morte, nè lutto , nè lamento, nè affanno, perchè le cose di prima sono passate." [Apocalisse XXI, 4]
L'Anticristo che appare come il negatore della dialettica spirituale Padre-Figlio è dunque la dialettica erotica Madre-Figlia che riemergendo dall'antica negazione e cristificandosi a sua volta, porta il mito di Cristo a compimento, facendo fare alla coscienza cristica un salto oltre se stessa.
Jung non avrebbe potuto dare una risposta esauriente al problema ponendosi egli ancora dal punto di vista della coscienza maschile che, quale coscienza di essere dell'Essere che pone l'Essere come altro da sè proprio in quanto alla sostanza, riconosce solo in se stessa il conoscente facendo dell'oggetto di conoscenza un non conoscente se stesso.
Da questo punto di vista infatti non avrebbe mai potuto vedere che quel femminile che egli voleva ricongiungere alla triade maschile si dava già nella stessa in quanto era lo Spirito che consustanziava il Padre e il Figlio. Spirito che quale sostanza unica di tutto l'esistente, è la dinamica del Pensiero, che coincide appunto con l'Essere, di cui il figlio è la coscienza individuale ed il Padre la coscienza universale.
Non a caso era stata Maria a concepire la coscienza cristica quale coscienza che sa della consustanzialità tra l'individuale e l'universale, lasciandosi fecondare proprio dallo spirito che albergava in lei e che è poi il Verbo che si dava all'inizio dello spazio-tempo del nostro universo."
«Una donna che chiedesse la parità nella Chiesa potrebbe essere paragonata a un nero che chiedesse la parità nel Ku Klux Klan»
(Mary Daly, La Chiesa e il secondo sesso, prefazione alla 2ª edizione, 1975)
Mary Daly cattolica statunitense di origine irlandese laureata in religione consegue il dottorato in teologia in svizzera preso l'università di Friburgo.
Ottiene quindi la cattedra di teologia presso il Boston College un istituto universitario gestito dall'ordine dei gesuiti.
Anche Dio si evolve: dall'elettrone al super-elettrone
Raccontare la storia dell'uni-verso è semplicissimo perchè sono solo tre i grandi eventi altamente significativi e centrali che hanno fatto questa storia, la grande storia.
E' vero che tanti sono anche gli altri eventi occorsi tra l'uno e l'altro di questi grandi eventi e che anzi li hanno preparati come una lunga gestazione del vero natale, come tanti step micro-evoluti praticamente solo quantitativi che hanno fatto infine gli step macro-evolutivi, questi sì veramente qualitativi.
C'è infatti un detto che così recita: "Ci sono venti anni che valgono un giorno e giorni che da soli invece valgono venti anni."
Ecco dunque i tre eventi qualitativi:
Evento Big Bang
Elettrone (soggetto riflessivo individuale o soggetto singolare)
Super-Elettrone (nuovo soggetto super-riflessivo o nuovo soggetto duale)
Tutto il resto compreso Mazzini e Garibaldi sono solo normale amministrazione.
Il vero punto di arrivo dell’evoluzione è l’elettrone quindi è l’atomo, il sistema conoscitivo atomico.
Da allora si sono svolti alcuni percorsi evolutivi tutti rivelatisi fallimentari che una volta che l'Automaton o Necessità li riconosceva tali trapassava da una forma del pensiero a una nuova forma per proseguire nel suo divenire, così abbiamo:
Dall’atomo alle stelle
Dall’atomo alle molecole
Dall’atomo alla macromolecola del DNA
ma in ogni caso in tutto questo metamorfizzare di Dio, Dio ovvero il conoscente quale riflettente rispetto a un suo riflesso rimane sempre il SRI (soggetto riflessivo individuale che è un soggetto riflessivo ancora singolare).
Il vero fil rouge del divenire storico
Il vero fil rouge del divenire storico è la relazione, l'Io-Tu che era in principio, l'uno e l'altro dell'unico discorso ovvero l'intersoggettività che è e che sempre sarà la vita alla più alta potenza.
Non perdiamoci quindi nei labirinti della storia e manteniamo lo sguardo a fuoco sul vero fil rouge del divenire storico che in ultima analisi è solo al storia della relazione che diviene verso la definitiva emancipazione della relazione dalla storia della relazione.
La scienza della relazione e l'apocalisse
Cosa rimarrà dopo l'apocalisse o fine del mondo?
La relazione rimarrà, la pura relazione, l'uno e l'altro dell'unico discorso (il logos che è la scienza, sì la scienza, la vera scienza che è solo la scienza della relazione e che noi chiamiamo psicoanalisi anche se oggi la psicoanalisi morendo come ultima filosofia e ultimo brano della storia universale coincide con la vita stessa).
La psicoanalisi oltre la psicoanalisi ovvero il pensiero dal pensarsi al sentirsi
"E mentre la psicoanalisi muore come scienza analitica dell'umana esistenza, per trapassare nella conoscenza dell''Essere Vero', che è il 'Pensiero consapevole di sè come Unico Esistente', il Pensiero Uno, sapendo ormai di sè come 'il Vivente', cessa per sempre di pensare se stesso, perchè, come ogni vivente, per sapersi tale, di certo non si pensa. ma si sente."
(Silvia Montefoschi, "L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno", 2006)
L'ultima rivoluzione
Ecco quindi il vero senso dell'ultima rivoluzione.
L'ultima rivoluzione è quel movimento di liberazione incarnato negli ultimi mutanti che promuove il liberarsi del divenire dalla sua storia per addivenire quindi ad un nuovo tipo di divenire che questa volta essendo oltre l'uni-verso ma nell'uno vero che è solo l'uno duale infine non farà più storia perchè sarà un divenire che non necessiterà più per proseguire in un suo ulteriore divenire di oggettivarsi nello spazio-tempo-massa ovvero non necessiterà più di memorizzare il suo percorso per riprenderlo e proseguire in quanto in quel presente in cui solo vive, quale infinito presente, contiene in sè non solo tutto il passato ma anche tutto il futuro. Non esiste infatti altra realtà che solo il presente mentre tutto il resto è solo memoria, tracce mnestiche e non vera realtà che è solo il presente l'hic et nunc.
Per un nuovo divenire che non farà più storia
Questo accade perchè l'essere, altro non è che il divenire e il divenire è il modo di essere dell'essere che pur essendo sempre uguale a se stesso purtuttavia diviene, infinitamente è, e infinitamente diviene, ed è proprio perchè diviene, proprio come un ciclista che per mantenersi in equilibrio e non cadere da una parte o dall'altra deve muoversi e solo muovendosi riesce a mantenere il suo equilibrio.
Bibliografia
Per quanto concerne la concezione dell’elettrone come Dio:
Paul Davies, “Dio e la nuova fisica”, 1983
Per quanto concerne la concezione del progetto evolutivo del super-elettrone:
Silvia Montefoschi, “Storia della preistoria del Verbo”, 1987
Qaundo scrivo i mei articoli mi sento come un armaiolo un imprenditore nel ramo delle armi da guerra, un commerciante che commercia nel traffico delle armi.
Che cosa sono i mie articoli infatti se non armi per gli ultimi e irriducibili rivoluzionari?
Le armi della critica?!
Ma sono le più potenti.
La gente infatti non è che è reazionaria per natura ma semplicemente è ignorante.
Ma l'ignoranza è una fatto di DNA.
Si anche questo è vero se non vogliamo illuderci e questa verità perfino Silvia l'ha dovuto imparare sulla sua pelle quando subito dopo l'ultima coniunctio GiovanniSilvia (1987), il vecchio sistema conoscitivo del SRI corse ai ripari dando iniziò alla controrivoluzione a cui GiovanniSilvia fecero fronte con una decina di libri (1995-2009).
"Le masse non è che hanno accettato il nazismo ma l'hanno desiderato il nazismo."
(Wilhelm Reich, "Psicologia di massa del fascismo", 1933 )
Silvia infatti (povera ingenua, beata ingenuità!), credeva che dando tempo al tempo tutti si sarebbero convertiti alla psicoanalisi ma è una ingenuità, la rivoluzione è solo un fatto di minoranza e tale resterà proprio per via della necessaria economia del processo evolutivo.
Basta illudersi.
Basta essere degli ingenui.
Se stessimo ad aspettare le masse non ci sarebbe alcuna rivoluzione e anzi perfino lo spirito rivoluzionario svanirebbe.
La battaglia di Armageddon tra il vecchio e il nuovo non solo è già iniziata ma è anche già terminata: occorre ormai più solo attendere che anche la forza di inerzia di ciò che è stato e che non è più, della memoria del vecchio sistema conoscitivo (SRI) scompaia del tutto.
"Il finito proprio perchè finito non può mai finire ma può solo scomparire
tuttavia quando scompare
scomparirà in assoluto per non più ritornare." (Silvia Montefoschi)
Che cos'è lo spirito rivoluzionario?
καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει
καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν
(Giovanni Evangelista)
E' la luce che ancora brilla nelle tenebre, come ebbe a definirla Giovanni Evangelista, e che le tenebre, la dimensione oggettuale, orizzontale e materiale dell'essere non hanno ancora opacizzato ossia massificato ovvero è il pensante non ancora imprigionato nel pensato, il conoscente non ancora imprigionato nel conosciuto.
Avevo sette anni infatti allorchè un bel mattino di buon'ora attraverso il cortile e appena fuori di casa mi dissi risolvendo così definitivamente una questione che i filosofi definirebbero "ontologica"o inerente "la questione dell'Essere": "Esistiamo solo io e Dio", proprio così risolsi.
Anni dopo in psicoanalisi raccontai l'evento occorsomi nell'infanzia a Silvia Montefoschi biologa e medico -psicoanalista già unita a Giovanni Evangelista in una sola persona duale che così commentarono: "Avevi già capito tutto."
Beatrice! Beatrice! Cicala di Alençon anche io canto come te, anche io.