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Il processo di destabilizzazione progressiva del SRI



Gli dicevo (tra la saggistica  e la poesia)

Teresina a me ovviamente e va da sè
il fatto di stare insieme a te non mi scandalizza affatto
anche se per il mondo è una follia
ma si sa il mondo è ignorante
(non ho detto "cattivo" ma "ignorante")
più che la tecnica non conosce
e della medicina  sa poco o niente
forse solo di veterinaria sa qualcosa
o forse i medici-filosofi o i medici-teologi ne sanno qualcosa di medicina ma neanche loro
tuttavia c'è qualcosa del nostro rapporto che perfino a me mi scandalizza
anche se poi riflettendo ne convengo e non mi scandalizza più
anche se permane in qualche maniera anche per me un senso di stranamore
ma nel mio caso essendo naturale per me stare insieme a te poi sempre riflettendo trovo anche questo naturale
ma nel mio caso è solo l'abitudine o meglio la non abitudine a stare insieme a te anche se è dal 1989 che sto insieme a te ma appunto solo dal 1989 e non dalla nascita che mi fa sentire questo nostro rapporto come una stranezza

un'altra causa può essere il cattivo esempio degli umani del mondo
ma non si può pretendere questo altrimenti il lavoro psicoanalitico l'avrebbero fatto tutto loro, i mondani e non avrebbero aspettato noi i genialoni

ebbene arriviamo al dunque
cosa è che ancora mi scandalizza della nostra relazione?
Cioè che me la fa sentire una stranezza e non qualcosa di normalissimo?

Il fatto che lo stare insieme a te non è un mezzo ma un fine
ovvero io non sto con te per raggiungere chissà quale obiettivo, un qualche scopo ben preciso
foss'anche uno scopo terapeutico o psicoanalitico che dir si voglia
visto che lo stare insieme a te funziona anche come l'andare in psicoanalisi essendo il nostro uno stile di vita psicoanalitico
dato che io per stare insieme  a te non posso in alcun modo utilizzare i vecchi cinque sensi ma sono costretto a attivare e quindi utilizzare il nuovo e rivoluzionario sesto senso del pensiero che percepisce il pensiero come realtà concreta e vivente pena non percepirti affatto in alcun modo

ebbene ciò che ancora mi scandalizza
è che il mio stare insieme a te non è un mezzo ma un fine
e cioè che il fine di stare insieme a te
lo scopo e la meta del mio stare insieme a te
è proprio lo stare insieme a te
così se mi domandassero:
"Che cosa ci hai guadagnato a stare insieme a Thérèse Martin?"
Dovrei rispondere:
"Ci ho guadagnato che sto con Thérèse Martin."
Tutto qua nulla di più  e nulla di meno.

Non è che poi io vado in paradiso
stare insieme a te è già il paradiso
e foss'anche avessi tanti dolori psichici o anche fisici
e fossi all'inferno
lo stare insieme a te sarebbe comunque e in ogni caso sempre  il paradiso
il paradiso infatti non è un luogo ma una persona
il paradiso è un "tu".

Paradossalmente mi accorgo che sono giunto a una conclusione
completamente opposta a quella dell'autore dell'opera teatrale
"L'inferno sono gli altri" di Jean Paul Sartre.

Aggiungo per completezza che in questo mio scritto mi sono censurato in parte e cioè non ho voluto parlare in nessun modo della controrivoluzione anche perchè meno se ne parla meglio è perchè non aspettano altro che di loro si parli dato che mancano di Essere.

A conclusione di questo mio scritto mi viene anche da pensare alle tante critiche che vengono mosse da più parti alla psicoanalisi: che è stregoneria, una pratica magica da ciarlatani, che funziona proprio come un qualsiasi placebo, che non è scienza vera ma una organizzazione mafiosa, una corporazione per fare soldi per cui il sommo bene è solo una psicoanalisi interminabile.

Come spesso capita si butta via il bambino con l'acqua sporca proprio come quelli che parlando male dei preti parlano male anche della religiosità.

E certo che se la gente va in analisi per ottenerne un qualche guadagno è ovvio che poi la psicoanalisi non funziona.
Che cos'è la psicoanalisi?
E' un modello relazionale e quindi anche uno stile di vita
una tensione e un impegno a trascendere l'interdipendenza nella direzione dell'intersoggettivtà che non è vera intersoggettività se non è intersoggettività radicale.
Hanno quindi anche ragione le critiche alla psicoanalisi provenienti dalla cosiddetta estrema sinistra o comunque dai movimenti cosiddetti radicali che accusano la psicoanalisi di essere una scuola di formazione per i nuovi padroni dell'avvenire.
Hanno ragione in qualche modo perchè la psicoanalisi a meno di non tradire proprio la sua vera vocazione non può essere una tecnica per puntellare il vecchio SRI (soggetto riflessivo individuale)
La gente interessata alla psicoanalisi deve rendersi conto che di padroni ne abbiamo già fin troppi e che quindi non abbiamo di bisogno di un padrone in più sia che sia un padrone con i pantaloni o un nuovo padrone in gonnella
perchè che abbia i pantaloni o la gonnella sempre padrone è.

Si potrebbe allora obiettare:
"Ma se non si deve andare in psicoanalisi per guarire allora per che cosa ci si deve andare?"
Semplice: in psicoanalisi si va per stare con l'analista.
"Ma allora ho tanti amici e amiche che mi frega di stare con l'analista?!"
E infatti l'Altro è sempre l'analista.
Ciò che fa una relazione psicoanalitica non è una laurea in mediccina o in psichiatria anche se queste certamente male non fanno ma è:

1. la relazione con l'Altro

2. la presenza della  tensione in entrambi e l'impegno a trascendere  il loro essere calati invece in "una relazione normale" cioè "interdipendente" vale a dire nella dialettica naturale perchè bestiale servo-padrone detta anche sado-masochista che  è una goduria beninteso perchè come dice il detto "l'amore non è bello  se non è litigarello" che in termini psicoanalitici si chiama dinamica transfert-controtransfert.
In questo impegno il paziente non è esentato ma deve aiutare l'analista e così ovviamente l'analista evidentemente ma non spetta a loro di giungere al successo perchè questo del successo è compito dell'Automaton.
Perchè  compito dell'Automaton?
Perchè il processo psicoanalitico è in natura e cioè Freud non l'ha inventato ma l'ha scoperto proprio come Cristoforo Colombo che non ha inventato l'America.
I due analisti (questa è la terminologia corretta) non devono far nulla oltre a metterci l'impegno dopo di chè E' LA NATURA STESSA CHE FA IL SUO CORSO.

Non sono i movimenti radicali o di estrema sinistra che vogliono superare la dialettica servo -padrone ma E' DIO CHE LO VUOLE.
Dio farà piazza pulita di tutto il vecchiume della storia.
Dio ovvero l'Automaton, il principio di sincronicità, la divina provvidenza, il processo di individuazione universale.

Si dirà:
Allora i padroni devono cominciare a tremare?
Certo e anche i servi
perchè sappiamo che goduria si prova a fare i servi
cioè i padroni dei padroni i quali sempre ricattabili dai servi vorrebbero ammazzarli tutti i servi
ma non possono perchè i padroni sono alle dipendenze dei servi e senza servi schiatterebbero
sono i servi infatti che li fanno essere
e senza servi non sarebbero.
Proprio per tale motivo è così potente la dinamica transfert-controtransfert
talmente potente che c'è chi l'ha anche chiamata una tale dinamica con il nome di "principio di realtà"
ma il filologo tedesco grecista e latinista Friedrich Nietzsche ci ha aperto gli occhi:
"Non esiste un testo ma solo interpretazioni

e interpretazioni di interpretazioni" (Friedrich Nietzsche)
Chi ha orecchi da intendere intenda.

Gli umani sono frettolosi perchè sono mortali ma Dio se la prende comoda perchè essendo immortale non ha fretta alcuna perchè lavora allo stato dell'arte come un operaio universale professionista step by step e quando fa un lavoro non lo deve rifare perchè non lavora alla carlona.
Dio è l'Essere
e l'Essere non uccide ma fa scomparire ciò che già adesso è il Nulla.
Solo l'impegno psicoanalitico
uno stile di vita psicoanalitico è
e tutto il resto è manifestazione del nichilismo
e come tale oggi c'è e domani non c'è più.
Morto?
No
semplicemente scomparso
perchè i morti non muoiono ma ritornano
ma gli scomparsi non ritornano più
e chi scompare è proprio la obsoleta dinamica relazionale servo-padrone e chi questa dinamica incarnano ancora
ovvero la preistoria dell'Essere.


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Il nucleo delle teoria della rivoluzione oggi è solo la questione della vita eterna

UNA DISCRIMINANTE TRA RIVOLUZIONARI E CONTRORIVOLUZIONARI: OGGI IL NUCLEO DELLA TEORIA DELLA RIVOLUZIONE E' SOLO LA VITA ETERNA

Noi rivoluzionari dovremmo frequentare solo persone che credono nella vita eterna perchè chi non crede nella vita eterna anche se non soggettivamente comunque oggettivamente non può che essere un controrivoluzionario.
Ma come si fa a sapere se qualcuno crede nella vita eterna?
Da che cosa lo si capisce?
Dal fatto che va in chiesa?
La cosa è molto complicata perchè ci sono persone che credono in Dio e nella chiesa ma non credono alla vita eterna mentre ci sono atei e magari anticlericali che addirittura esplicitamente dicono di non credere alla vita eterna eppure si capisce che invece magari inconsciamente ci credono.

TM non ha mai creduto all'esistenza reale del "tempo"
ma riteneva che il tempo fosse solo una illusione


IL NICHILISMO MALATTIA DEL PENSIERO VIVENTE

La mia amica TM alla vita eterna ci ha creduto solo fino a 22 anni e poi gli ultimi due anni a parole diceva di crederci ma non ci credeva, però nel suo caso era perchè sentiva una voce (da dove provenisse quella voce a distanza di 120 anni è ancora un mistero) che gli diceva:
"Ma brutta scema perchè non pensi a  goderti la vita fino a che sei giovane?! Ti credi di essere più furba degli altri e di meritarti così infine il paradiso?! Ma quando mai! Ma povera illusa! Morirai, andrai sotto terra e avrai solo dimostrato agli altri e a te stessa di come si fa a rovinarsi la vita."
Teresina oltre a queste voci aveva dolori fisici sempre più forti a causa dell'avanzata inarrestabile della tubercolosi che le consumava i polmoni, quindi doveva combattere in una lotta impari e senza tregua su due fronti simultaneamente:

1. sul piano spirituale contro la tentazione nichilistica ateo-materialistica

2. e sul piano corporeo contro il dolore fisico

3. e come se non bastasse quelle bastarde delle altre 25 monache del suo monastero di Lisieux per aiutarla le dicevano "non ci pensi non ci pensi che è peccato!" aggravando così la sua situazione invece di consolarla. Ma brutte merde che non siete altro!

Ho scritto "bastarde" ma è perchè sono troppo partigiano perchè la verità era che erano solo delle povere ignoranti che non potevano aiutarla perchè il sapere teologico in loro possesso non poteva dargli quegli strumenti atti ad aiutarla o comunque ad alleggerire le sue pene in quei 18 mesi del suo calvario ( altro che i soli tre giorni del rabbino eterodosso di Nazareth) e invece poi ho saputo del coraggio indomito di alcune di queste monache dopo il bombardamento anglo americano del 1944 a seguito del loro sbarco in Normandia per muovere l'attacco finale al Terzo Reich e così ho cambiato idea su di loro: non più bastarde ma solo ignoranti in teologia.
L'unica che avrebbe potuto aiutarla era Claire Bertrand la fondatrice del monastero nel 1838 venuta dalla lontana città di Poitiers ancora giovanissima con alter su e amiche per porre la prima pietra di questo "deserto tutto femminile" per dedicarsi H24 all'adorazione del DIO-MASCHIO. Non che avesse fatto alti studi in teologia ma lei conosceva dal di dentro di sè la "teologia del shalom" come chiamo io più sinteticamente il suo pensiero teologico prodotto dalla sua reale e concreta esperienza di vita e non alle dotte università vaticane.
Onore a te Claire Bertarnd quindi, ma era morta vecchissima già novantenne ai primi del 1890 e le altre monache in teologia erano un branco di somare.
Avrei dovuto esserci io in quella primavera del 1896 ma io ho conosciuto Thérèse Martin per uno starno gioco del destino solo nella primavera del 1968 e comunque anche nel 1968 non avevo quegli strumenti teorici che solo imbarcandomi sulla via della conoscenza psicoanalitica per un'altro strano gioco del destino. GiovanniSilvia mi hanno dato ma me li hanno dati questi strumenti proprio come Socrate con i suoi allievi praticando il metodo maieutico in quanto erano già presenti ma sepolti ancora nel mio inconscio che non è mio ma è l'inconscio universale quale patrimonio di conoscenza collettivo prodotto da 13,7 miliardi di anni di storia del lavoro umano  e non-umano. E' proprio in questo senso che io sostengo che "Rivoluzionari si nasce e non si diventa" e GiovanniSilvia aggiungono "Si nasce con il gene mutato ma poi bisogna anche lavorare alla mutazione".
Ma ritorniamo alla questione iniziale: la questione della vita eterna.
Io ci credo alla vita eterna?
Per me la vita eterna non sarà dopo la mia morte ma già adesso è la vita eterna: quando il mio interlocutore è TM sto già vivendo nella vita eterna perchè per me la sua compagnia è già la vita eterna ma mi capita purtroppo molto spesso di avere interlocutori che il mio sesto senso mi dice che non credono alla vita eterna: ecco è quello l'inferno.
E così sia la vita eterna che l'inferno non sono dopo ma già adesso entrambi.

LA STORIA DEL TEMPO


Che cos'è l'apocalisse? In cosa consiste veramente l'evento apocalittico che tutti stiamo aspettando ma che è già un evento del passato essendo la nostra un'epoca già post-apocalittica?

L'evento apocalittico altro non sarebbe che il tramonto del soggetto conoscente come altro dall'oggetto conosciuto.
Tutto qui.
Non c'è quindi da paventare terremoti, uragani, riattivazioni di vulcani dormienti, attentati terroristici,  gravi calamità mondiali come una carestia, una crisi economica di vaste proporzioni come nel 1929, una conseguente terza guerra mondiale  o quant'altro di questo genere.
L'apocalisse è il concludersi definitivo della preistoria dell'Essere quando l'Essere trattava ancora sè fuori di sè come altro da sè.
L'essere continuerà a  trattare sè come altro da sè ma non più fuori di sè.
In termini psicoanalitici questo evento si chiama "dissoluzione del transfert/proiezione".



Che fare?

Nel frattempo che il processo apocalittico giunga al suo compimento che fare?

"Trattare senza trattare
tutto ciò che ancora tratta
e fino a che tratta."
(Silvia Montefoschi)

Il nominante e il nominato nella logica dell'uno

SOMMARIO: La nuova parola: il nominante e il nominato nella logica dell'uno della nuova e vera umanità super-riflessiva

 (Solo questo titolo è del redattore mentre il testo che segue è di Silvia Montefoschi)


"Nasce così
la nuova parola
la parola del nuovo soggetto umano
il quale
nel nominare
la parola precedente
come quella che separa
arbitrariamente
il nominante dal nominato
svela la logica dell'Uno
tutt'uno
con l'Uno
che arriva infine
sempre nel nuovo uomo
a nominare
soltanto sé
nel dire di se stesso
in sé
"è ciò che é"
(Silvia Montefoschi, "Il bacio di Dio", 2000)

Commentario 


"[...] che separa arbitrariamente il nominante dal nominato [...]








Oltre la comunicazione 


Commentario

"[...] questa visione resta per lui un fatto solo soggettivo.
 Sicchè [proprio perchè solo soggettivo] egli deve comunicarla [...]" 

(Silvia Montefoschi)

  • evento Big Bang
  • reazione termonucleare
  • sintesi molecolare
  • sessualità
  • comunicazione
  • nuova percezione (il nuovo sesto senso del pensiero che percepisce il pensiero come realtà concreta e vivente)






Ciò che è

"Ciò che è è l'esserci della presenza al cospetto d'altra presenza quale è infinito della vita."
(Silvia Montefoschi, "L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno", 2006)


Commentario 


Prima (la preistoria dell'Essere):

-  l'essere tratta sè fuori di sè come altro da sè.


Dopo (l'Essere vero):

- l'essere tratta sè come altro da sè ma non più fuori di sè.




"Trattare senza trattare tutto ciò che ancora tratta e fino a che tratta."
(Silvia Montefoschi)

Il pensiero uno oltre la psicoanalisi

La storia della psicoanalisi costituisce l'ultimo brano della storia dell'universo e anche l'ultima filosofia che pertanto proprio in quanto ultima filosofia chiude quindi anche la storia della filosofia. 
Il Pensiero Uno a differenza della psicoanalisi invece non è una filosofia, tuttavia è proprio nel Pensiero Uno oltre la psicoanalisi che sfocia l'elaborazione teorico-pratica di cento  e passa anni di storia della psicoanalisi che pertanto non nasce in rottura con quella storia ma è in continuità con la storia della psicoanalisi.

Riassumendo

La storia evolutiva del Pensiero Vivente (il Dio infinitamente Vivente perchè infinitamente pensante)

Premessa: il Pensiero è un processo, il processo del pensiero e questo processo è un processo unitario che scandisce il suo movimento o divenire nei due momenti che fanno l'unità processuale: la potenza  infinita  del pensiero vivente (il femminile di Dio) e l'atto infinito del pensiero vivente (il maschile di dio).
  • Litosfera (pensati materiali)
  • Biosfera (pensati biologici)
  • Noosfera (pensati cioè contenuti simbolici del pensiero)
  • Pensiero Puro (la funzione pensante pura che non pensa più alcun contenuto di pensiero ma che è pura percezione dell'altro pensante del nuovo Soggetto duale o SSR e non più singolare o SRI)


"E mentre la psicoanalisi muore come scienza analitica dell'umana esistenza, per trapassare nella conoscenza dell''Essere Vero', che è il 'Pensiero consapevole di sè come Unico Esistente', il Pensiero Uno, sapendo ormai di sè come 'il Vivente', cessa per sempre di pensare se stesso, perchè, come ogni vivente, per sapersi tale, di certo non si pensa. ma si sente."
(Silvia Montefoschi, "L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno", 2006)


Commentario

Al termine della storia dell'universo
al capolinea della storia del lavoro umano  e non-umano
infine il pensiero trapassa dal pensarsi al sentirsi.

Ciò che noi chiamiamo anche "Nuova Percezione"
che poi altro non è che il nuovo sesto senso oltre i vecchi cinque sensi
il nuovo sesto senso del pensiero che percepisce il pensiero come realtà concreta e vivente.


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La conquista dell'identità puramente relazionale

Dalla storia alla relazione
- una presentazione dell'autore di questi articoli sulla storia dell'universo -


Innamorato dalla nascita: l'ultimo di una lunga staffetta









A seguire alcune immagini tratte dal film della mia vita ovvero proprio quella storia che quindi occorre abbandonare senza nostalgia alcuna per nuovi lidi che consisterebbero proprio in quella relazione che era in principio, che è e che sempre sarà: la Vita Eterna.
Chi è ancora nell'uni-verso va ancora verso l'Uno ma chi è già nell'Uno non va più verso l'Uno.

LA COSCIENZA CRISTICA
 (il vecchio e obsoleto archetipo dell'eroe)

Santa Maria di Castello (Genova): "Eli Eli lamma sabactani"


Il RITORNO DEL FEMMINILE DI DIO







FORBIDDEN

IL SOCIOLOGISMO


VERSO L'INCONTRO



Il superamento del sociologismo ovvero la critica dell'antroporiferimento


L'INCONTRO: LA NUOVA COSCIENZA UNITARIA OLTRE LA COSCIENZA CRISTICA
(l'archetipo dell'ultima coniunctio oltre l'archetipo dell'eroe)


L'INFRAZIONE DELLA LEGGE
(la caduta del Muro di Berlino)



DALLA CONIUNCTIO ALL'ULTIMA CONIUNCTIO

Dopo la reazione termonucleare la nuova sintesi molecolare
dopo la sintesi molecolare l'unione tramite la  sessualità
dopo la sessualità la comunicazione
dopo la comunicazione: l'uomo, la donna e la vita eterna.


IL PARTITO DELLA RIVOLUZIONE E L'ASSALTO AL CIELO



Il vero Dio: l'astuzia della storia

Conclusioni

Per una ERMENEUTICA DELL'AUTOMATON
 (il DIO-NECESSITA' chiamato dai religiosi DIVINA PROVVIDENZA
e dai fisici quantistici PRINCIPIO DI SINCRONICITA')

Giunge così al suo capolinea la storia del lavoro umano e del lavoro non-umano che si conclude proprio con la scomparsa definitiva della divisone del lavoro tra il maschile  di dio e il femminile di dio.
Divisione del lavoro tra uomini e donne che era stata necessaria proprio ai fini di portare ulteriormente avanti il processo evolutivo ma divenuta infine obsoleta e più solo un retaggio della PREISTORIA dell'ESSERE e che continuava solo per abitudine, pigrizia, memoria, ricordo di ciò che la vita è stata e che già non è più.
Scomparsi i ruoli di attivo/passivo il Pensiero Vivente può così procedere ulteriormente oltre la sua preistoria.


"Il finito
proprio perchè finito
non può mai finire
ma può solo scomparire
tuttavia quando scompare
scomparirà in assoluto
per non più ritornare."

(Silvia Montefoschi, biologa specializzata in genetica e medico-psicoanalista)

Sul senso del rapporto tra filosofia e teologia: la psicoanalisi della biologa Silvia Montefoschi e la teologia del gesuita Karl Rahner

La convergenza tra i due pensatori dell'Essere



"L'intuizione di Rahner che tutti gli uomini sono potenzialmente cristiani e pertanto destinati tutti a farsi consapevoli della veridicità assoluta del messaggio cristiano è giusta."

(Silvia Montefoschi)


Silvia Montefoschi (Roma 1925 - Zurigo 2011) - Biologa specializzatasi in genetica giunge infine alla conclusione che il vero metodo scientifico è solo il metodo psicoanalitico.
Abbandona così la ricerca scientifica presso il CNR e si laurea in medicina per dedicarsi più solo alla pratica di psicoanalista e all'ulteriore sviluppo della teoria psicoanalitica in un senso relazionale e intersoggettivo fino alla fondazione della psicoanalisi intersoggettiva radicale il cui criterio ermeneutico è quello di Pensiero Uno. 


La divergenza tra i due pensatori dell'Essere


"L'equivoco in cui Rahner resta incastrato è quello di volere a tutti i costi salvare il valore specifico della chiesa in questo processo di cristificazione universale, mentre la chiesa non ha mai riconosciuto che la consustanzialità tra il figlio e il Padre (dogmatizzata dalla chiesa stessa) riguardasse tutti gli uomini, ma l'ha riferita solamente alla natura divina di Gesù, quale unica e irripetibile incarnazione di Dio.

Così, in conclusione, la buona intenzione di Rahner di aprire la teologia alla filosofia ha finito con l'approdare a una vera e propria scolastica  quale utilizzazione della filosofia ai fini di dimostrare una già data verità rivelata che proprio in quanto rivelata è articolo di fede che non richiede alcuna dimostrazione." 

(Silvia Montefoschi)

Arrivato  il pensiero teologico  a Kal Ranher "essendo venuto meno il riferimento al vecchio Dio tradizionale si radicalizza nella visione di una perdita irrecuperabile di ogni trascendenza."



La vicenda del rinnovamento della teologia che si conclude con la morte della stessa teologia


In conseguenza di ciò da qui partono due correnti di pensiero principali tesi a rinnovare il discorso teologico tradizionale:


  1. quelle delle "teologie della secolarizzazione" (Harvey Cox)
  2. e quelle delle "teologie della 'morte di Dio'  " (Gabriel Vahanian, William Hamilton, Thomas J. J. Altizer)
  3. tuttavia dopo la teologia della morte di Dio, affermatasi soprattutto in America, nasce in Europa, la "teologia della speranza" (Jurgen Moltmann)
  4. lo stesso Jurgen Moltann proseguendo nello sviluppo della sua teologia della speranza approderà a una "Teologia della croce" 
  5. La critica all'autoritarismo del cristianesimo fin qui mai nemmeno accennata nemmeno timidamente avviene invece con il teologo Wolfhart  Pannemberg che ripropone pertanto un costante rapporto tra filosofia e teologia. Pannemberg è anche il rappresentante più significativo all'interno del dibattito tra teologia e epistemologia con la quale la teologia si incontra e si confronta al fine di appurare la sua credibilità, come una vera e propria scienza, davanti al tribunale dello statuto scientifico.  
  6. a questo punto tutto è pronto per una svolta ermeneutica della teologia (Ernst Fuchs, Gerard Ebeling, Edward Schillebeeckx) 
  7. la teologia politica (Johann Baptist Metz)
  8. la corrente della teologia politica sfocia infine almeno in alcuni rappresentanti di questa corrente di pensiero teologico nelle teologie della liberazione

La teologia nel terzo mondo

Il teologo cattolico Karl Rahner (in primo piano nell'immagine) con il suo allievo il teologo Johann Bapstist Metz, nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico di teologia nel 1971. In seguito Metz prenderà le distanze dall'impostazione teologica del suo maestro e attualmente è annoverato tra i fondatori e massimi rappresentanti della nuova "teologia politica" che si esprimerà fra l'altro nelle "teologie della liberazione" le quali troveranno il loro terreno di elezione naturale non solo in America Latina ma più ampiamente nei paesi del terzo mondo.
"Avviene così che, nel terzo mondo, che è quello delle popolazioni oppresse economicamente, come nel'America Latina, e di quelle oppresse razzialmente, come i neri d'America, la teologia diviene una vera e propria strategia politica, nelle lotte di classe e razziali, che prospetta la redenzione finale nella liberazione dalla condizione di schiavitù.

E ciò avviene sotto l'illusione che il superamento delle differenze di classe e delle differenze di razza apra infine le porte dell'Eden." 

(Silvia Montefoschi)

La teologia nel primo mondo


Nel primo mondo intanto, dove il pensiero nell'evolversi lungo i millenni ha portato l'uomo alla consapevolezza del fondamento del suo perenne stato di oppressione, che sta nella condizione materiale  e pertanto mortale della sua esistenza, la teologia muore, perchè non è più in grado di dare una risposta concreta, che dia all'uomo si una speranza di redenzione, ma una speranza che si basi su la realtà esistente, ovvero su ciò che per l'uomo, veramente è nel suo quotidiano.

Così verso la fine del XX secolo la teologia muore, ma la sua morte porta con sé la rinascita di una ontologia filosofica-scientifica, quale riflessione del pensiero sul suo stesso pensare l'oggettualità del reale.

Che senso può avere l'evento della morte della teologia alla fine del secolo XX?


"Ma che senso ha, dal punto di vista del Pensiero Uno, la vicenda del rinnovamento della teologia che si conclude con la morte della stessa?

Se la teologia è il discorso che l'uomo fa su Dio, essendo Dio, quale Pensiero Uno, colui che parla di sé nel parlare dell'uomo, è il Pensiero Uno stesso che, in questo rinnovamento teologico, vuole rinnovare il discorso su se stesso, rinnovando la visione di sé.

E ciò egli fa abbandonando la sua identità di ente immutabile e trascendente rispetto alla mutevole realtà del mondo, quale altro da sè, per riconoscersi quale totalità dell'Essere, nel divenire storico universale dell'esistente, che si dà oggettualmente nella storia dell'universo, e riconoscersi anche, in questa oggettualità, nella sua vera essenza che è il pensiero di cui la realtà oggettuale è appunto l'oggettivazione."

Il ritorno della bestia l'anticristo a integrare la nuova immagine di Dio: il femminile di Dio


"E, riconoscendo anche che il limite della sua visione è il limite del soggetto riflessivo individuale, nel quale egli si vede ancora nella sua identità di ente singolare: l'atto, quale unico soggetto che pone la potenzialità fuori di sè come altro da sè nell'oggetto, per superare questo limite egli si nega proprio come Dio, essendo Dio l'idea che egli ha di sè come soltanto atto, e quindi come soltanto maschile; motivo questo per cui la oggettivazione di questa sua idea: la sua prima incarnazione nel Cristo, era l'uomo, quale figlio di Dio soltanto maschio.

E negandosi come Dio, ovvero come atto soltanto, si riconosce nella funzione riflessiva, ovvero nella dinamica dell'ideare, che porta in sè anche la potenzialità: il femminile, che s'era dato fino ad allora fuori di lui come oggettualità materiale.

Il Pensiero Uno inizia qui allora a riflettere proprio sulla oggettualità materiale, per riconoscerla in sè come se stesso, ovvero come un altro soggetto nel quale riconoscersi egli stesso, come tale, nella dualità dialogica dell'Uno.

Così, nel momento in cui il Pensiero Uno si misconosce nella identità di Dio, e cessa pertanto di pensar se stesso come Dio nel pensare dell'uomo, l'uomo cessa a sua volta di parlare di Dio, ponendo fine alla teologia, come ontologia religiosa, e dà inizio a una nuova ontologia, per così dire laica, quale discorso sull'Essere, tutt'uno con il pensiero, che in lui si pensa, e del quale cerca di indagare il metodo stesso del pensare."

(Silvia Montefoschi) 


L'avvenire della dimensione religiosa dopo la morte del vecchio Dio


«Gott ist tot! Gott bleibt tot! Und wir haben ihn getötet!» 
«Dio è morto! Dio resta morto! E noi l'abbiamo ucciso!»

(Friedrich Nietzsche, "La gaia scienza", 1882)

"Se invece il femminile, come disponibilità all'ascolto della voce interiore, che al donna ancora incarna, viene da tutti assunto come legittima modalità del conoscere, anche l'intuizione viene legittimata come fonte di conoscenza comune. La dimensione universale può così emergere alla coscienza di tutti e  di essa ogni individuo può fare esperienza come della reale dimensione  in cui si colloca la propria personale esistenza.

Del resto è stato predetto per 'l'ultima ora' l'avvento dell'Anticristo, di "colui che nega il Padre e il Figlio" [1 Giovanni, II, 22] ed è stato profetizzato per la fine dei tempi il sopravvento del male. Questo male, che avanzi, come nel sogno di Daniele, sotto forma di quattro bestie che salgono dal mare, o nelle sembianze del "grande drago , il serpente antico, colui che chiamiamo diavolo o satana" [Apocalisse, XII, 9] o in quelle della grande prostituta [Apocalisse, XVII, 4] [...]"seduta sopra una bestia scarlatta [...] ammantata di porpora" [Apocalisse, XVII, 4], ci ricorda comunque quell'aspetto femminile dell'essere che, bandito dalla chiarezza maschile del regno del demiurgo, venne demonizzato e precipitato nella tenebra terrestre, tant'è che di esso è anche detto che "era e non è più, ma riapparirà" [Apocalisse, XVIII, 8].

E il ricordarci di ciò ci fa pensare che sia proprio il ritornare del femminile, quale metà dell'essere negata a far sì che esso neghi a sua volta che l'essere si dia soltanto nella dualità Padre-Figlio; di tale negazione è autore l'Anticristo, che è quindi il volto del "maligno".

Più volte questa forza del male ha scosso la terra mettendo in gran subbuglio l'ordine del bene e ogni volta l'umanità ha temuto che fosse l'annuncio  della fine.

Lo stesso Jung premonitore di questo ultimo gran sovvertimento, ha visto nel volto dell'Anticristo, sepolto nella profondità dell'inconscio collettivo l' "umbra trinitatis"  che, quale metà oscura  della "totalità umana", urge per venire alla luce, essendosi l'opposizione tra i contrari acutizzata al punto da spezzare il mondo in due; è per questo che egli esorta ogni individuo a cercare in sè le radici del male e a farsi cosciente del proprio antagonismo interiore, affinchè il mondo non debba più lacerarsi in un inconsapevole conflitto.

Ma ciò che noi oggi vediamo emergere dall'ombra è l'originaria triade femminile, cioè la dialettica dell'essere, che, nel manifestarsi alla luce della riflessione (grazie al passaggio della donna sul piano riflessivo) si affianca alla triade maschile, cioè alla dialettica del pensiero, e fa fare alla coscienza un salto al di là della spaccatura in cui tutto l'essere restava crocifisso, e dunque al di là di Cristo.

Cristo infatti è il simbolo non soltanto della condizione dell'uomo  che porta in sè la consapevolezza della contraddizione inerente all'intero esistente. Cosa che l'inconscio esprime  dicendoci che la sacra sindone è impressa in ogni atomo della terra o che la forma dell'atomo è quella del Cristo crocefisso.

Allora se, seguendo la via additata da Jung cerchiamole radici del male nella profondità della nostra anima, non solo, facendoci consapevoli del conflitto interiore, evitiamo che esso agisca a nostra insaputa  lacerando il mondo, ma liberiamo il mondo dalla contraddizione che lo crocifigge.

L'ultimo conflito edipico: il maestro Sigmund Freud (ebreo e figlio di un rabbino) e l'allievo Carl Gustav Jung (cristiano e figlio di un prete protestante)
E questo perchè la diabolica trinità femminile, negando che l'essere si esaurisca nella trinità maschile, restituisce a Dio la sua duplice essenza maschile e femminile, e con ciò si libera dalla sua dannazione. "La bestia che [...] era ma che non è più [e che ] salirà dall'abisso, ma per andare in perdizione" [Apocalisse XVII, 8] tornerà ancora dalla perdizione, ma redenta dalla stessa, e questa volta per "scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo" [Apocalisse, XXI, 2] e "non ci sarà più la morte, nè lutto , nè lamento, nè affanno, perchè le cose di prima sono passate." [Apocalisse XXI,  4]

L'Anticristo che appare come il negatore della dialettica spirituale Padre-Figlio è dunque la dialettica erotica Madre-Figlia che riemergendo dall'antica negazione e cristificandosi a sua volta, porta il mito di Cristo a compimento, facendo fare alla coscienza cristica un  salto oltre se stessa.

Jung non avrebbe potuto dare una risposta esauriente al problema ponendosi egli ancora dal punto di vista della coscienza maschile  che, quale coscienza di essere dell'Essere che pone l'Essere come altro da sè proprio in quanto alla sostanza, riconosce solo in se stessa il conoscente facendo dell'oggetto di conoscenza un non conoscente se stesso.

Da questo punto di vista infatti non avrebbe mai potuto vedere che quel femminile  che egli voleva ricongiungere alla triade maschile si dava già nella stessa in quanto era lo Spirito che consustanziava il Padre e il Figlio. Spirito che quale sostanza unica di tutto l'esistente, è la dinamica del Pensiero, che coincide appunto con l'Essere, di cui il figlio è la coscienza individuale  ed il Padre la coscienza universale.

Non a caso era stata Maria a concepire la coscienza cristica quale coscienza che sa della consustanzialità tra l'individuale e l'universale, lasciandosi fecondare proprio dallo spirito che albergava in lei e che è poi il Verbo che si dava all'inizio dello spazio-tempo del nostro universo."

(Silvia Montefoschi "L'Essere vero", pag. 20-22)


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La teologia nel novecento



La teologia femminista


«Una donna che chiedesse la parità nella Chiesa potrebbe essere paragonata a un nero che chiedesse la parità nel Ku Klux Klan»
(Mary Daly, La Chiesa e il secondo sesso, prefazione alla 2ª edizione, 1975)




Mary Daly cattolica statunitense di origine irlandese laureata in religione consegue il dottorato in teologia in svizzera preso l'università di Friburgo.
Ottiene quindi la cattedra di teologia presso il Boston College un istituto universitario gestito dall'ordine dei gesuiti.

ἀρχή

L'Essere ovvero il divenire in Grecia

Il divenire era l'Archè per Eraclito di Efeso.

Questa era dunque la sua risposta alla domanda e questo "Divenire"  Eraclito lo chiamava anche "Logos".



L'Essere ovvero il divenire in Israele

Chiedeva dunque Mosè al suo interlocutore: 


"Dimmi almeno il tuo nome affinchè io possa dire agli altri chi mi ha parlato."

E la voce rispose: "Io sarò quel che sarò."









IO SARO' QUEL CHE SARO'
( Ehyeh-Asher-Ehyeh )

  in ebraico: אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה‎ 
  Esodo 3,13-15




io però preferisco questa versione

La grande storia e i particolari storici

La domanda

Dov'è Dio?
Chi è Dio?
Dio è l'elettrone.

Anche Dio si evolve: dall'elettrone al super-elettrone


Raccontare la storia dell'uni-verso è semplicissimo perchè sono solo tre i grandi eventi altamente significativi e centrali che hanno fatto questa storia, la grande storia.
E' vero che tanti sono anche gli altri eventi occorsi tra l'uno e l'altro di questi grandi eventi e che anzi li hanno preparati come una lunga gestazione del vero natale, come tanti step micro-evoluti praticamente solo quantitativi che hanno fatto infine gli step macro-evolutivi, questi sì veramente qualitativi.
C'è infatti un detto che così recita: "Ci sono venti anni che valgono un giorno e giorni che da soli invece valgono venti anni."

Ecco dunque i tre eventi qualitativi:


  1. Evento Big Bang
  2. Elettrone (soggetto riflessivo individuale o soggetto singolare)
  3. Super-Elettrone (nuovo soggetto super-riflessivo o nuovo soggetto duale) 



Tutto il resto compreso Mazzini e Garibaldi sono solo normale amministrazione.

Il vero punto di arrivo dell’evoluzione è l’elettrone quindi è l’atomo, il sistema conoscitivo atomico.
Da allora si sono svolti alcuni percorsi evolutivi tutti rivelatisi fallimentari che una volta che l'Automaton o Necessità li riconosceva tali trapassava da una forma del pensiero a una nuova forma per proseguire nel suo divenire, così abbiamo:
  1. Dall’atomo alle stelle
  2. Dall’atomo alle molecole
  3. Dall’atomo alla macromolecola del DNA
ma in ogni caso in tutto questo metamorfizzare di Dio, Dio ovvero il conoscente quale riflettente rispetto a un suo riflesso rimane sempre il SRI (soggetto riflessivo individuale che è un soggetto riflessivo ancora singolare).


Il vero fil rouge del divenire storico

Il vero fil rouge del divenire storico è la relazione, l'Io-Tu che era in principio, l'uno e l'altro dell'unico discorso ovvero l'intersoggettività che è e che sempre sarà la vita alla più alta potenza.
Non perdiamoci quindi nei labirinti della storia e manteniamo lo sguardo a fuoco sul vero fil rouge del divenire storico che in ultima analisi è solo al storia della relazione che diviene verso la definitiva emancipazione della relazione dalla storia della relazione.

La scienza della relazione e l'apocalisse

Cosa rimarrà dopo l'apocalisse o fine del mondo?

La relazione rimarrà, la pura relazione, l'uno e l'altro dell'unico discorso (il logos che è la scienza, sì la scienza, la vera scienza che è solo la scienza della relazione e che noi chiamiamo psicoanalisi anche se oggi la psicoanalisi morendo come ultima filosofia e ultimo brano della storia universale coincide con la vita stessa).


La psicoanalisi oltre la psicoanalisi ovvero il pensiero dal pensarsi al sentirsi

"E mentre la psicoanalisi muore come scienza analitica dell'umana esistenza, per trapassare nella conoscenza dell''Essere Vero', che è il 'Pensiero consapevole di sè come Unico Esistente', il Pensiero Uno, sapendo ormai di sè come 'il Vivente', cessa per sempre di pensare se stesso, perchè, come ogni vivente, per sapersi tale, di certo non si pensa. ma si sente." 
(Silvia Montefoschi, "L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno", 2006)

L'ultima rivoluzione

Ecco quindi il vero senso dell'ultima rivoluzione.
L'ultima rivoluzione è quel movimento di liberazione incarnato negli ultimi mutanti che promuove il liberarsi del divenire dalla sua storia per addivenire quindi ad un nuovo tipo di divenire che questa volta essendo oltre l'uni-verso ma nell'uno vero che è solo l'uno duale infine non farà più storia perchè sarà un divenire che non necessiterà più per proseguire in un suo ulteriore divenire di oggettivarsi nello spazio-tempo-massa ovvero non necessiterà più di memorizzare il suo percorso per riprenderlo e proseguire in  quanto in quel presente in cui solo vive, quale infinito presente, contiene in sè non solo tutto il passato ma anche tutto il futuro. Non esiste infatti altra realtà che solo il presente mentre tutto il resto è solo memoria, tracce mnestiche e non vera realtà che è solo il presente l'hic et nunc.

Per un nuovo divenire che non farà più storia

Questo accade perchè l'essere, altro non è che il divenire e il divenire è il modo di essere dell'essere che pur essendo sempre uguale a se stesso purtuttavia diviene, infinitamente è,  e infinitamente diviene, ed è proprio perchè diviene, proprio come un ciclista che per mantenersi in equilibrio e non cadere da una parte o dall'altra deve muoversi e solo muovendosi riesce a mantenere il suo equilibrio.


Bibliografia

Per quanto concerne la concezione dell’elettrone come Dio:


  • Paul Davies, “Dio e la nuova fisica”, 1983





Per quanto concerne la concezione del progetto evolutivo del super-elettrone:


  • Silvia Montefoschi, “Storia della preistoria del Verbo”, 1987




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