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Il pensiero uno oltre la psicoanalisi

La storia della psicoanalisi costituisce l'ultimo brano della storia dell'universo e anche l'ultima filosofia che pertanto proprio in quanto ultima filosofia chiude quindi anche la storia della filosofia. 
Il Pensiero Uno a differenza della psicoanalisi invece non è una filosofia, tuttavia è proprio nel Pensiero Uno oltre la psicoanalisi che sfocia l'elaborazione teorico-pratica di cento  e passa anni di storia della psicoanalisi che pertanto non nasce in rottura con quella storia ma è in continuità con la storia della psicoanalisi.

Riassumendo

La storia evolutiva del Pensiero Vivente (il Dio infinitamente Vivente perchè infinitamente pensante)

Premessa: il Pensiero è un processo, il processo del pensiero e questo processo è un processo unitario che scandisce il suo movimento o divenire nei due momenti che fanno l'unità processuale: la potenza  infinita  del pensiero vivente (il femminile di Dio) e l'atto infinito del pensiero vivente (il maschile di dio).
  • Litosfera (pensati materiali)
  • Biosfera (pensati biologici)
  • Noosfera (pensati cioè contenuti simbolici del pensiero)
  • Pensiero Puro (la funzione pensante pura che non pensa più alcun contenuto di pensiero ma che è pura percezione dell'altro pensante del nuovo Soggetto duale o SSR e non più singolare o SRI)


"E mentre la psicoanalisi muore come scienza analitica dell'umana esistenza, per trapassare nella conoscenza dell''Essere Vero', che è il 'Pensiero consapevole di sè come Unico Esistente', il Pensiero Uno, sapendo ormai di sè come 'il Vivente', cessa per sempre di pensare se stesso, perchè, come ogni vivente, per sapersi tale, di certo non si pensa. ma si sente."
(Silvia Montefoschi, "L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno", 2006)


Commentario

Al termine della storia dell'universo
al capolinea della storia del lavoro umano  e non-umano
infine il pensiero trapassa dal pensarsi al sentirsi.

Ciò che noi chiamiamo anche "Nuova Percezione"
che poi altro non è che il nuovo sesto senso oltre i vecchi cinque sensi
il nuovo sesto senso del pensiero che percepisce il pensiero come realtà concreta e vivente.


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A che serve la vita?

A che serve la vita? 
La vita serve per capire che la vita è Pensiero
solo Pensiero.

Come si è giunti a una simile conclusione?
Infatti non c'è accadimento, 
non c'è evento
sia che si ritenga positivo a torto o a ragione
sia che lo si ritenga negativo a torto o a ragione,
che non si possa spiegare in questi termini. 

Del resto c'è un modo di dire popolare che così suona:
"La lezione della vita"
o anche 
" Che cosa ti ha insegnato la vita?"

Sempre si tratta di una lezione di pensiero
un insegnamento di come si pensa
di cosa significa pensare veramente.

Tutto il resto sono solo particolari
e solo chi è capace ad astrarre dal particolare
che capisce veramente.



Al centro delle questioni tra Teologia e Ontologia: trinità di Dio e trinità del Pensiero

La questione ontologica e il suo nucleo centrale: l'immagine trinitaria del pensiero Uno.



La teologia (ontologia o questione dell'Essere) e il suo nucleo centrale: la trinità di Dio (la trinità del Pensiero).


Natura trinitaria di Dio e natura trinitaria del Pensiero


- PENSARE (il femminile di Dio o potenzialità infinita del Pensiero)

- PENSANTE (il maschile di Dio in quanto padre o atto riflessivo)

- PENSATO (il maschile di Dio in quanto figlio o attuazione dell'atto riflessivo)



Pensiero astratto e pensiero concreto - Può sembrare questa questione dell'immagine trinitaria di Dio solo una questione astratta che esula dalla vita concreta di tutti i giorni intesa quest'ultima come la vera vita,mentre invece noi vogliamo sostenere non che è anch'essa concreta e a limitarci a sostenere questa tesi ma a sostenere invece che al contrario è proprio il caso opposto e cioè che questa astrazione è invece quanto di più concreto possa esserci ma ovviamente questo lo possono capire solo gli ultimi mutanti dato che per la vecchia umanità ciò che conta sono i particolari, il pragmatismo, l'utilitarismo.
Quando ci si scontra con dei problemi, qualsiasi problema, di qualsiasi ordine sia, ebbene è nella questione della trinità di Dio e della trinità del Pensiero che si può trovare la vera e definitiva soluzione poichè è in questa questione che tutte le problematiche di qualsiasi tipo hanno trovato la loro radice e origine e quindi qui potranno trovare anche la loro definitiva soluzione una volta per tutte.
Tutta qui è invece quindi la questione delle questioni: l'origine e anche la soluzione. Il mistero della questione della trinità di Dio tutt'uno con il mistero della trinità del Pensiero.




« [...] τὸ γὰρ αὐτὸ νοεῖν ἐστίν τε καὶ εἶναι.»

« [...] Infatti lo stesso è pensare ed essere.»

(Parmenide, "Il poema sulla natura, o Della natura")





La Nuova Percezione


Dai vecchi e preistorici cinque sensi attraverso i quali l'Essere conosce se stesso comunque  sempre separato in conoscente e conosciuto, percipente e percepito in qualsiasi versione di conoscenza, fino al più evoluto nuovo sesto senso del Pensiero che Percepisce il Pensiero come realtà concreta e vivente: la Nuova Percezione.

"E infine il Pensiero cessa di pensarsi per più solo sentirsi" (Silvia Montefoschi)

Un esempio concreto di quanto teorizzato

Avevo sette anni infatti allorchè un bel mattino di buon'ora attraverso il cortile e appena fuori di casa mi dissi risolvendo così definitivamente una questione che i filosofi definirebbero "ontologica"o inerente "la questione dell'Essere":

"Esistiamo solo io e Dio", proprio così risolsi.

Anni dopo in psicoanalisi raccontai l'evento occorsomi nell'infanzia a Silvia Montefoschi biologa e medico -psicoanalista già unita a Giovanni Evangelista in una sola persona duale che così commentarono:

"Avevi già capito tutto."

Il Padre & il Figlio ovvero il Pensante & il Pensato
Il Pensare ovvero il Femminile di Dio quale potenzialità infinita del Pensiero


Conclusioni

"La casa è dove è quella donna" (Cesare Pavese)

ovvero

L'uomo, la donna e la vita eterna (l'Essere vero)








Il nuovo scenario attuale non apocalittico ma già post-apocalittico


Così dicono GiovanniSilvia i primi mutanti:

“Sarà allora che si darà l’ultimo salto riflessivo del Soggetto Pensante Unico, il quale, non guardando più neppure a se stesso, non saprà più nemmeno di sapere del proprio esserci, ma sarà il solo vivente, che per esserci, di certo non si pensa ma si sente.
Quando ciò avverrà, avverrà sincronicamente il non esserci più delle forme corporee materiali dei soggetti umani che si riconoscono completamente in esso, e la materia del mondo svanirà, e l’unico Soggetto Vivente sarà, nel reciproco vedersi delle due presenze, nella sua assoluta compiutezza, infinitamente compiutibile, nel punto momento del suo perenne divenire.”
(Silvia Montefoschi, 2006)



“Sarà solo un istante
e
una luce abbagliante
dissolverà la tenebra
che ancora ottenebra
la nostra mente
e
si udrà la voce
dell’assoluto silenzio
che dice
la fine il fine
l’infinito”

(Silvia Montefoschi, 2009)


“E le cose di prima sono passate”
(Apocalisse di Giovanni)



“E le cose di prima non sono mai state”
(Silvia Montefoschi, “L’essere vero”, 1996)

Una obiezione (resistenza) all'ultima rivoluzione 


Si va bhè ma in soldoni quale sarebbe la buona novella?

Sarebbe che prima bisognava necessariamente comunicare il pensiero per dare ESISTENZA al pensiero  mentre oggi non c'è più bisogno di comunicare.

1. reazione termonucleare
2. sintesi molecolare
3. sessualità
4. comunicazione
5. nuova percezione (sesto senso)


Dalla sessualità alla comunicazione e dalla comunicazione alla Nuova percezione


che è come dire: "dalla dialettica al dialogo oltre la dialettica"
o ancora: "da una identità ancora storica a una nuova identità puramente relazionale".

Proprio in questo consiste il portare a compimento il "processo di disappropriazione" tutt'uno con il "processo di spersonalizzazione" che realizzano il "processo di transumanizzazione" vero capolinea della storia dell'universo e di 13,7 miliardi di storia del lavoro umano e non-umano.

Bibliografia

  • Silvia Montefoschi, "Il regno del figlio dell'uomo", 1997
  • Silvia Montefoschi, "Dall'uno all'uno oltre l'universo", 1998
  • Silvia Montefoschi, "L'avvento del Regno (specificamente) Umano", 2004

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Il pensiero dal pensarsi al sentirsi

L'evento della morte della psicoanalisi al capolinea della centenaria storia della psicoanalisi



"E mentre la psicoanalisi muore come scienza analitica dell'umana esistenza, per trapassare nella conoscenza dell''Essere Vero', che è il 'Pensiero consapevole di sè come Unico Esistente', il Pensiero Uno, sapendo ormai di sè come 'il Vivente', cessa per sempre di pensare se stesso, perchè, come ogni vivente, per sapersi tale, di certo non si pensa. ma si sente."


(Silvia Montefoschi, "L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno", 2006)






L'Essere dal pensarsi al sentirsi al capolinea della storia dell'uni-verso


"E il pensiero infine cessa di pensarsi  per più solo sentirsi" 

(Silvia Montefoschi)





Materia e memoria? Materia è memoria

Uno dei concetti più importanti del pensiero filosofico dell'evoluzionista ma non materialista Henri Bergson formulato alla fine del 1800 in pieno trionfo del pensiero positivista e scientista fattosi forte dalla conquiste della tecnica è quello di "abitudine" che rimanda in qualche modo a quell'altro concetto filosofico di "ripetizione" o a quello psicoanalitico di "acting out" .


La mistica e teologa francese Thérèse Martin era una cristiana o una bergsoniana senza sapere di esserlo? D'altronde hanno vissuto nella stessa epoca e i pensieri sono realtà concrete nel senso che sono nell'aria essendo i pensieri onde del pensiero captabili più o meno fedelmente da chi è in grado di sintonizzarsi su quelle specifiche frequenze.

"La perfetta eroina bergsoniana" (Henri Bergson)

Questo disse quasi sul finire della sua esistenza il filosofo evoluzionista ma non materialista Henri Bergson della sua conterranea cattolica ma senza grandi studi universitari Thérèse Martin.
Bergson era un ebreo ma ormai era intenzionato a convertirsi al cattolicesimo.


La questione della relazione corpo-spirito

Henri Bergson, "Materia e memoria - Saggio sulla relazione tra il corpo e lo spirito", 1896


In quest'opera del 1896, che anticipa il dibattito contemporaneo sul cosiddetto "mind-body problem", il filosofo evoluzionista ma non materialista Henri Bergson (1859-1941) tratta di tale problematica.

La materia che sembra quanto di più solido e stabile vi sia nell'universo tanto da coincidere con la realtà stessa, invece difficile a crederci se ci si basa solo sui vecchi cinque sensi, è solo pensiero, o meglio pensiero oggettivato, pensiero statico, memoria appunto, semplice ricordo, passato, storia, solo storia dunque niente di veramente solido e immodificabile, in una parola "abitudine".
Mal si fa quindi a utilizzare per orientarci nel mondo del significato e della verità solo degli obsoleti cinque sensi attraverso i quali l’Essere tratta ancora sè non soltanto come altro da sè ma come esterno a sè.
Comunque soprattutto riferendoci a Giovanni abbiamo sempre sostenuto che "In principio era la relazione" per cui la memoria e quindi la storia altro non può essere che la storia della relazione, il passato della relazione, che pur non essendo più, permane per forza di inerzia come memoria e comunque anche se ridotta solo a pura memoria continua tuttavia a produrre effetti di realtà.
Noi con Giovanni Evangelista in primis ma non solo con Giovanni ma anche con Martin Buber riteniamo che “in principio era il Legame (Logos)” anche se l'ebreo Martin Buber dice solo che non esiste in alcun modo soggettività ma sempre e solo intersoggettività senza quindi farne, almeno esplicitamente, come invece fa l’ebreo-cristiano Giovanni, un principio ontologico.
E’ proprio questo che fa dire alla biologa e poi psicoanalista Silvia Montefoschi e in controtendenza alla maggioranza degli umani, che “chi ricorda è condannato a ripetere”.

Bergson con le sue elaborazioni sulla materia-memoria non fa quindi altro che porre al centro della riflessione la questione della “ripetizione” che in psicoanalisi con un termine inglese si fa chiamare “acting out” (azione coatta) per cui gli stessi umani in gran parte anche se alcuni di più e altri di meno sono solo dei robot, dei robot di carne, dei computer fatti di pelle. Ecco dunque perchè la questione della ripetizione è così importante per le sorti dell’evoluzione umana.
La vecchia specie umana invece cosa fa invece di concentrarsi sulla questione della ripetizione? Ritiene invece che il suo destino dipende solo dalla redistribuzione ugualitaria delle ricchezze. Ma chi sono i padroni della relazione schiavo-padrone? Sono proprio coloro che hanno più memoria di altri e quindi sono fatti più di altri di materia.
Alla luce di queste riflessioni acquista ancora più significato la tipologia elaborata dalle primitive comunità cristiane più di orientamento gnostico i quali suddividevano l’intera umanità in tre tipologie di umani:


  • materialisti
  • psichici (o animici)
  • spirituali
Cosa ha aggiunto allora l’elaborazione psicoanalitica evoluzionista di Silvia Montefoschi?
Ha aggiunto che ci ha edotti che anche gli spirituali hanno i loro limiti e che quindi noi che siamo l’ultima generazione “la generazione che non vacilla” come la chiamava Giovanni il Teologo ed evangelista, dobbiamo andare oltre la stessa noosfera che poi è la comunicazione dato che:

  • la sessualità caratterizza il relazionarsi degli animali
  • la comunicazione caratterizza il relazionarsi della vecchia umanità
  • il nuovo sesto senso è invece ciò che caratterizza il relazionarsi della nuova e vera umanità che poi sono anche i fondatori del vero REGNO (specificamente) UMANO
Ma che cos’è questo nuovo sesto senso?

Bergson l’avrebbe chiamato “intuizione” ma è meglio definirlo come il senso del pensiero che percepisce il pensiero non come astrazione ma come realtà concreta e vivente e che pertanto si affida ad esso e gli dà credito come il senso che solo è in grado di “vedere” il significato e la verità ma soprattutto è quel senso che supera la vecchia logica della separazione e pertanto ‘unico in grado di produrre la nuova Persona-Duale dell’Uno-Vero che solo permette l’ultimo esodo, l’esodo oltre l’uni-verso.




Questa è anche la nuova e ultima Arca di Noè e non c’è ne sono altre dopodichè:

“chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”, dove questo “c’è” va inteso in senso ontologico:

“Io sono IL VIVENTE:
colui che era
che è.
Sono il LEGAME che era in principio.”
e che sempre sarà.


L'esodo oltre l'abitudine, l'esodo oltre il trionfo del nichilismo

Non abbiamo scelta: l’ESSERE o il NULLA.
Avete capito allora perchè in questo fine della storia è nata la psicoanalisi?
“Dov’è l’ARCA?”
“E’ là!” Dicono gli psicoanalisti, ma solo gli ultimi psicoanalisti evidentemente.
Ma in cosa consiste l’Arca in concreto?
E’ proprio lo stesso sesto senso e infatti con i vecchi cinque sensi si può solo comunicare ma non salire sull’Arca della salvezza: ci sono i buttafuori infatti che non fanno salire nessuno vestito da arlecchino ma deve essere INTERO cioè Uno ma Uno vero cioè Uno-Duale.

“Verità è solo l’intero”

(Hegel, “Fenomenologia dello spirito”, 1807)

“Unità è solo un divenire unità”

(Franz Rosenzweig, “La stella della Redenzione”, 1921 )



Conclusione: oltre la comunicazione al capolinea della storia dell'universo

Questa della “ripetizione”, acting out o memoria è la vera questione da cui ci si deve redimere, da cui il PENSIERO VIVENTE che è “il legame” cioè “la relazione” si deve redimere poichè questo è il vero senso del concetto di “redenzione” e non esiste altro vero significato del concetto di "redenzione" se non questo liberarsi dalla vecchie "abitudini" relazionali e che altri chiamano "il tram tram della vita quotidiana" o "la crisi del settimo anno" e insomma ciò che segue alla fase dell'innamoramento ma non nel senso che bisogna inneggiare all'amore ma nel senso che "la pura relazione" è più dell'amore e anche qui non nel senso di una relazione de-sessualizzata ma nel senso di una relazione che non ha più bisogno cioè non necessita più di comunicazione.

"E infine il pensiero cessa di pensarsi per più solo sentirsi." (Silvia Montefoschi"

Insomma per dirla in una parola: se George Berkeley sosteneva che "Esse est percipi" allora si tratta più solo di passare a una "nuova percezione" dell'Altro in sè.

Si potrà obiettare: ma dire "ci sei, ci siamo" non è anch'essa una ripetizione?
All'apparenza sembra una ripetizione ma nei fatti non lo è una ripetizione poichè risulta sempre essere un nuovo "ci sei", un nuovo "ci siamo".

La direzione della vita e dell'evoluzione: la vita eterna


Senza la vita eterna che unisce veramente ciò che nessuno può separare, l'uomo e la donna rimangono l'uomo e la donna e non possono in nessun modo trapassare nell'Uomo-Dio e la Donna-Dio che sono l'uomo e la donna uniti in una sola persona duale. Questo accade perchè l'uomo e la donna sono una cosa ma l'uomo e la donna uniti in una sola persona sono tutta un'altra cosa, si tratta di un vero salto di qualità, un salto macro-evolutivo, una nuova specie vivente oltre l'anthropos.
Nessun prete nè sindaco è legittimato a celebrare matrimoni poichè solo la vita eterna ha questo potere.

"Io sono perchè tu sei, io sono la domanda perchè tu sei la risposta e io sono la risposta perchè tu sei la domanda. Io sono perchè tu mi dici sì e tu sei perchè io ti dico sì, il sì perenne che è la vita eterna."

(Silvia Montefoschi, 2002)

La relazione che intercorre tra energia massificata e universo chiuso

“[...] ciò che chiude l’universo è proprio la dimensione materiale dello stesso quale oggettualizzazione che la tensione conoscitiva dell’essere, ovvero il pensiero, compie di se stesso nel fermare il suo perenne movimento nella visione di sé, quale oggetto, posto fuori di sé quale soggetto.
L’apertura dell’universo, sta allora nella sua smaterializzazione.




Già secondo la teoria della fisica attuale, la materia viene a coincidere con l’aspetto discreto dell’essere e l’energia con l’aspetto continuo dello stesso, essendo la particella dotata di massa e con essa la materia il punto momento nel quale viene fermata dall’osservatore la continuità del movimento ondulatorio dell’energia.
Ma, essendo l’essere uno, l’osservatore non può essere altro dall’essere che egli osserva sicché, chi ferma nell’oggetto particolare della sua osservazione, che rende pertanto materiale il movimento ondulatorio dell’energia, è l’energia stessa che riflette su se stessa attraverso l’occhio dell’uomo. E poiché la prima forma di energia che ha messo in movimento l’evoluzione dell’universo a partire dal punto singolare è la tensione conoscitiva dell’essere, si può ben pensare che è stata questa prima forma di energia, che si può ben riconoscere nella dinamica riflessiva del pensiero, che riflettendo su se stessa si è fermata nel riflesso in cui ha preso conoscenza di sé nell’aspetto materiale dell’esistente.
Processo questo che ha dato nascita a tutte le forme esistenti prima del soggetto umano e che si ripete nel soggetto umano il quale, per sapere di sé come soggetto pensante, ferma se stesso, quale dinamica del pensiero, nel suo primo oggetto pensato che è il suo corpo materiale.”

(Silvia Montefoschi, 2009, pag. 308)

La coniunctio dei simili

E' un divenir gemelli
un divenire identici
un farsi simili


"Sono solo i simili che, proprio in quanto simili, possono riconoscersi uno. E la similitudine si dà soltanto nella dimensione del pensiero"

(Brano tratto da una intervista a Silvia Montefoschi in merito alla pubblicazione dei "Dialoghi sull'amore" di Leone Ebreo)






Leone Ebreo (Lisbona 1460 - Napoli 1530) è stato un filosofo e poeta portoghese. Nell'immagine la sua opera "Dialoghi d'amore" in una edizione del 1595


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