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Il simbolico, il concreto e altri pensieri

1.

Il concretismo è il vero ostacolo all'evoluzione
mentre lo sviluppo e il potenziamento dell'intendimento simbolico del reale
traccia la via dell'avvenire.






2.

La conoscenza è superiore a ogni etica 
ma la legge del conoscere è superiore ad ogni conoscenza.






3,



"[...] Così che il verbo che è il soggetto
arriva infine a dire di se stesso
senza più declinarsi nell'oggetto"
(Silvia Montefoschi, "Storia della preistoria del Verbo", 1987)




La separazione simbolico e reale: critica dello gnosticismo

A proposito del dogma giovanneo non negoziabile dell'incarnazione di Dio



"L'altra svista in cui gli gnostici incorrono, sempre a causa della ristrettezza della visione di cui non si fanno consapevoli, è la separazione tra il simbolico e il reale, a danno di quest'ultimo s'intende.

[...]

A causa di questa separazione tra il reale e il simbolico, gli gnostici lasciavano cadere  nell'indifferenza gli avvenimenti concreti del mondo  come eventi estranei al processo di cristificazione. Ma con ciò finivano anche con il vanificare la testimonianza storica di Gesù, togliendo senso e valore al suo stesso patimento, come se il travaglio conoscitivo  dell'essere potesse realizzarsi altrove dall'essere stesso, che è poi la vita concreta dell'uomo.

Il valore simbolico della figura di Gesù, il Cristo,  e la figura stessa come personaggio storico non possono non coincidere.

[...]

Così allora la vita di Gesù di Nazaret, tutt'uno con il Cristo, simbolo di un momento trasformativo dell'essere, è l'oggettivazione individuale dell'universale e pertanto incarnazione di Dio."

(Silvia Montefoschi, "Il sistema uomo - Catastrofe e rinnovamento", 1985)





Contrordine?



Occorre però aggiungere anche quanto Silvia Montefoschi scrive a scenario mutato dopo il 1987 (cioè dopo la coniunctio GiovanniSilvia) e soprattutto dopo l'inizio della controrivoluzione che palesa che la nuova epoca è già un'epoca post-apocalittica.

In questa nuova epoca il soggetto super-riflessivo non dà più proprio alcun valore al mondo materiale e oggettuale sicchè sembra che si sia ritornati in qualche modo al modo di pensare dello gnosticismo e quindi a una nuova versione come c'è ne sono tante di vecchia logica della separazione ma non è così in quanto ciò che da significato è proprio lo scenario in cui si dà l'evento e in questo nuovo scenario già post-apocalittico, questo modo di sentire non è un riaffermarsi per l'ennesima volta nella storia del pensiero universale della sempre uguale logica della separazione ma paradossale a dirsi questo modo di pensare anzi di sentire è invece proprio la nuova e rivoluzionaria logica unitaria.

Attenzione quindi a credersi di camminare nell'errore quando invece si è proprio nella verità.
Non state a sentire coloro che invece guardano ancora a ciò che era, che è stato ma che già non è più,



Il progetto del Pensiero dal pensarsi al sentirsi


Detto in altri termini: non è l'uomo in alto che deve raggiungere e abbassarsi alla donna in basso ma è la donna in basso che deve innalzarsi e raggiungere l'uomo già in alto.
Dopodichè anche l'uomo che non poteva andare ancora più in alto sì che era costretto alla ripetizione e quindi alla ossessività può riprendere il cammino e procedere ulteriormente ma questa volta in due perchè è vietato andare oltre da soli.
Uso i termini "uomo" e "donna" ma si tratta del maschile e del femminile di Dio anche se sono sempre l'uomo e la donna in ogni caso.


Può essere questo un criterio ermeneutico possibile?

Alla luce di quanto qui scritto mi domando se posso utilizzare quanto detto come chiave di interpretazione degli ultimi 18 mesi di vita di Thèrèse Martin.
In che senso?
Nel senso che Thèrèse anche se donna era il maschile di Dio che era in Lei e con cui dialogava e la chiesa, l'ecclesia, la comunità, il gruppo, la famiglia, la coscienza collettiva invece era il femminile di Dio.
E allora?
Ebbene Thérèse aveva in progetto più inconsciamente che consciamente di abbandonare la chiesa.

Abbandonare la chiesa? Ma per andare dove?
Da questo punto di vista sembra una comica la resistenza che alcuni monsignori hanno fatto per impedire la sua canonizzazione a suo tempo: non amava veramente la chiesa perchè se l'avesse amata avrebbe elaborato e proposto una qualche riforma della chiesa per migliorarla.
Ma è comica anche la critica da un altro punto di vista che gli fa l'antropologa culturale Ida Magli: Teresa aveva capito la condizione della donna ma è stata solo una femminista imboscata.
Dunque Thèrèse non amava la chiesa, non amava nemmeno le donne, il suo genere se si deve dare credito all'accusa di "femminista imboscata" che in un certo senso è proprio vera.
Ma allora che cosa amava?
Thérèse voleva abbandonare la chiesa.

Thèrèse aveva intuito quanto Freud scriveva in un suo scritto del 1925 dal titolo "La negazione".
Teresina era già impazzita una volta da bambina sentendosi braccata dai padroni del significato e ora era rinsavita: sapeva che ribellarsi significava solo lavorare sì ma lavorare per i padroni del significato.

Thérèse viveva nel pensiero.
Troppo avanti rispetto ai tempi.
Più avanti della chiesa
più avanti delle stesse femministe


Thérèse diceva: "Nemmeno io mi capisco".
E proprio perchè nemmeno Lei si capiva era ambivalente proprio come Nietzsche che oscillando un po' parlava di "super-uomo" e un po' di "oltre-uomo".
Così Thèrèse può apparire come una monaca tradizionale ma non lo è affatto. Non nel senso che fosse una "moderna", no Thérèse non era una "moderna": aveva già iniziato l'esodo ma non l'ha potuto completare.

Ci voleva Freud
ci voleva ancora Jung
e poi ancora Silvia Montefoschi

ecco adesso c'è Andrea e Thérèse può procedere finalmente.

"Teresina non sono qui per dirti che si va dove dico io
no, si va dove volevi andare tu.
Non ti sei sbagliata
eri nella verità
semplicemente mancavo io.
Se ci fossi stato alla fine dell'ottocento ti avrei sostenuto
ma non c'ero ancora
oggi ci sono
dunque sostienimi tu."




Bibliografia

Quanto prima aggiungerò la bibliografia ma riguarda comunque uno degli scritti di Silvia Montefoschi pubblicato tra il 2002 e il 2009 forse proprio il "Breviario d'amore" del 2002.





Il mistero dell'imprinting


Mi ha sempre commosso questa storia del grande etologo Kornrad Lorenz e le sue oche che a differenza di me che lo considero un grande scienziato per loro che erano oche non era affatto un grande e serio studioso del regno animale ma era solo "mamma oca", sicchè dovunque andasse queste lo seguivano e lo seguivano perfino in casa facendo quindi arrabbiare sua moglie.

Riflettevo cercando di amplificare una tale storia e mi è venuto da pensare a un fatto autobiografico che ho già raccontato.

Prima però per capire bene il racconto occorre premettere alcune osservazioni e tesi proprio dell'etologia.

Cosa dicono in proposito gli etologi?

Dicono che è vero che possa succedere quel che è successo a Konrad Lorenz con le sue oche ma questo può accadere fino a che non appare la vera mamma oca perchè quando poi appare la vera mamma oca se si tratta di oche oppure di altre specie animali se si tratta invece di altre specie animali, allora accade che queste lasciano in maniera del tutto naturale Konrad Lorenz per seguire invece il loro vero genitore, quello cioè della loro stessa specie.

Ho cominciato a dedicarmi alla elaborazioni di una "storia dell'universo" già se non a quattro anni sicuramente a cinque anni e non più tardi, questo lo so per certo. E non ho ancora terminato di scriverla questa benedetta storia dell'universo.
Tutto cominciò quando bambino mi posi questa domanda: "Chi sono i miei veri genitori?" non che mi sentissi adottato ma per me questa domanda aveva il senso di "quali sono le mie vere radici?'" dato che per me i nonni erano ancora più veri genitori e i bisnonni ancora di più e via di questo passo risalendo fino ai genitori verissimi.
In seguito, avrò avuto sette anni o forse otto ma credo sette. Era mattino prestissimo e attraversai il cortile qui nell'immagine e tutto d'un colpo ebbi una intuizione: "Esistiamo solo io e Dio" mio dissi. "Tutto ciò che vedo è come un teatrino. Io vedo il cortile, la strada e la gente? E' Dio che crea lo scenario. Poi cambia scena e il cortile, le strade e la gente scompaiono e Dio crea una nuova scenografia ma in definitiva è solo un teatrino e solo io e Dio esistiamo veramente."
Lo raccontai molti anni dopo in analisi a Silvia Montefoschi e dopo avergli raccontato questo evento autobiografico l'epistemologa e filosofa della scienza così commentò: "Già allora avevi capito tutto."
Mi capitò anche di imbattermi nel pensiero di George Berkeley e nel leggere la sua teoria della conoscenza che faceva perno sul motto "ESSE EST PERCIPI" mi dissi: "Ma allora io la pensavo come lui!". Mi fu quindi facile comprendere le ultime elaborazioni psicoanalitiche di Silvia Montefoschi che facevano perno sul nuovo concetto centrale di "NUOVA PERCEZIONE".


Ho pensato quindi a quando avevo dieci anni che terminata la quinta elementare alla scuola "Giuseppe Garibaldi" di Genova, di mia spontanea volontà decisi di andare in seminario.
Così dalla città di Genova mi trasferii lontano fin nel Veneto in provincia di Treviso in un paesino chiamato San Floriano di Castelfranco Veneto.
Accadde però che quasi subito sentii una forte nostalgia della mia famiglia e nei miei ricordi ricordo che piangevo sempre tutto il giorno, sì proprio così, dalla mattina alla sera piangevo.
Ispirato un giorno mi decisi di andare da quello che noi seminaristi chiamavamo "Padre Spirituale" il quale si occupava solo ed esclusivamente delle confessioni e della direzione spirituale e di niente altro e gli esposi il mio problema.
Questi per tutta risposta mi parlò della "madre celeste".
Quale fu la mia reazione?
"E chi se ne fotte della mia famiglia!"
Fu un attimo e avevo dimenticato totalmente la mia famiglia, di cui non me ne fregava proprio più niente. Smisi di piangere in un sol colpo e da allora non piansi più.

Uno psicoanalista più smaliziato dei preti per quanto riguarda le cose della psiche potrebbe commentare invece senza ricorrere alla religione, al paranormale o alla parapsicologia:

"E' naturale. Si tratta solo e più semplicemente del potere del simbolo che ha su noi umani. Il prete senza nemmeno rendersene conto, inconsapevolmente ha semplicemente favorito in te la sostituzione dell'oggetto  simbolico all'oggetto concreto e sappiamo tutti ormai come il simbolo sia un gradiente della libido molto più efficiente del concreto. Per spiegare un tale evento non c'è bisogno di ricorrere al sovrannaturale."

E anche questa spiegazione è plausibile.

San Floriano di Castelfranco Veneto: al centro la chiesa del paesino e a destra il seminario agostiniano dove ho frequentato dopo le elementari le tre medie. Una grande famiglia di circa 120 persone ma con la seconda media divenuta scuola statale e non più privata al mattino si popolava ancora maggiormente con alunni e insegnanti statali, i cosiddetti "esterni" che venivano dai paesi vicini si che l'ingresso del seminario era pieno di biciclette. Sicuramente io sono stato chiamato da Gesù fin da bambino ma poi sono stato chiamato anche da Freud. Ma chi è Freud? E' sempre Gesù e non è un caso ceh anche Freud sie ebreo. Se Freud non fosse stato Cristo non avrebbe potuto dare inizio al movimento psicoanalitico del grande ascolto della voce dell'inconscio universale per poterlo infine decriptare e così riportare in chiaro il discorso della Necessità, Automaton, Principio di Sincronicità, Fato, Destino  o Divina Provvidenza come lo si voglia chiamare. Che cos'è infatti la psicoanalisi? E' un cristianesimo per adulti. 

Conclusioni

In questo mondo, di veramente sacro c'è solo una cosa: i genitori.
I genitori: l'uomo e la donna.
L'uomo e la donna cioè la vita eterna.
In una parola: Dio il Trascendente-Immanente o Processo del Pensiero come lo si voglia chiamare il Pensiero Vivente, l'Infinitamente Pensante che è Infinitamente Pensante proprio perchè Infinitamente Amante.

Una delle tante possibili spiegazioni di questa immagine



AndreaThérèse uniti trattano dall'alto della loro unione sia Andrea Morelli che Thérèse Martin ancora separati dallo spazio-tempo-massa cioè ancora separati dalla sola dimensione oggettuale, psichica e corporea dell'Essere Uno.
Dimensione questa che poi è la loro comune storia ossia la stessa storia dell'uni-verso che infine atomo dopo atomo, vivente dopo vivente infine li ha prodotti portando così a termine con questa ultima generazione la storia dell'universo.
Di fatto sono già uniti oltre l'universo ma in realtà rimane in loro ancora la memoria di quando si vivevano ancora separati. 


Innamorato dalla nascita

In realtà sono sempre stati uniti e Andrea infatti ha ricevuto dall'Inconscio universale nel suo linguaggio onirico un nuovo nome "innamorato dalla nascita" 
ma siccome
"L'ESSERE E' COSI' COME SI VEDE E SI VEDE COSI' COME E'" (Silvia Montefoschi)
essi vedendosi separati erano di fatto separati.

Il simbolico  e il reale


E' un errore epistemologico infatti continuare a credere che il pensiero rappresenti la realtà: il pensiero non rappresenta affatto la realtà ma la crea proprio.


Il territorio e la mappa del territorio

Per usare la terminologia che è propria alla programmazione neurolinguistica potremmo dire che sbaglia chi crede che il "territorio" e la "mappa del territorio" sia due cose diverse perchè invece coincidono: "l'essere è così come si vede" che detto in altri termini significa che "il reale e il simbolico coincidono".